Venduta come sposa, 16enne in fuga

Ci sono diverse storie nella storia di questa sedicenne di Piacenza, di famiglia marocchina, che inscena un finto rapimento per fuggire da un matrimonio combinato dal padre con un uomo di oltre sessant'anni.
C'è una storia di familismo, con la stipulazione di un contratto vantaggioso da parte di un padre che ama sua figlia ma che inquadra il problema della sua vita personale all'interno di un progetto più complesso: quello, appunto, della famiglia nel suo insieme. Su questo punto bisogna evitare di essere ipocriti. Il matrimonio è sicuramente più di un contratto, però è anche un contratto. Nessun matrimonio può durare una vita senza questo aspetto oggettivo, che richiede non solo amore e sentimento ma anche lealtà. I matrimoni combinati non fanno parte della religione islamica, ma di tutte le società arretrate, fondate sul familismo. C'erano anche da noi fino a pochi decenni fa. E io non ho dubbi che costumi come questo (o quello di picchiare le sorelle) scompariranno nell'impatto con un mondo diverso come il nostro, nel quale vigono altre regole, non sempre migliori.
C'è, poi, la storia di una ragazza che al contratto stipulato da altri contrappone il sentimento senza contratti. Una storia che la porta a dormire qua e là, per essere ripescata a Rozzano, che non è Saint-Tropez. Il suo è un rifiuto abbastanza radicale, visto che non esita a inventarsi un finto rapimento. È una ragazza semplice, però: da quello che capisco non ha la consapevolezza che le permette di lottare per i «diritti del cuore»: lei ha una specie di fidanzatino, e vuole salvare questo piccolo amore. È l'aspetto più poetico della vicenda. I ragazzi, anche se di origine marocchina, qui da noi crescono più lentamente, e a sedici anni sono acerbi. La ragazza ha cercato di difendere il suo diritto all'acerbezza, e in questo ci è simpatica. Diventa meno simpatica quando organizza una piccola truffa ai danni di papà. È tutto qui quello che ha imparato nel meraviglioso Occidente?
Ma la vera storia sta sullo sfondo, ed è una storia che accomuna padre e figlia. Esiste una religione che concede ai padri diritto di vita e di morte sui figli. Ed esiste un Paese, l'Italia, che uno straniero è tenuto a rispettare, innanzitutto nelle sue leggi ma anche nei valori che, nonostante tutto, continuano a stare alla radice della sua vita sociale. Qui non c'entra più la società arretrata. Il contratto riguarda il nostro Paese e chi ci vive, italiano o straniero che sia.
Qualunque religione ridotta a leggi e prescrizioni rende impossibile non solo lo sviluppo sociale, ma anche quello della persona umana, esponendola a pericoli gravissimi, sia in caso di sottomissione che in caso di ribellione.