Venerdì il Cipem a Roma «Il mio tavolo Lombardia sarà sempre a Milano»

Novanta metri di larghezza, trentatré in più degli Champs Elysées. Eppure Parigi ne ha fatto un simbolo nel mondo. Ora tocca a Milano trasformare corso Sempione in luogo immagine dell’Expo, e a raccogliere la sfida è pronto il celebre architetto portoghese Alvaro Siza. Ieri ha portato un omaggio al Comune, che ora dovrà decidere se «accettarlo». Un progetto per creare negli oltre 190mila metri quadrati di superficie tra piazza Firenze e l’Arco della pace un «asse» della cultura di Milano, un museo a cielo aperto dove si incontrano passato e futuro. Da una parte, gli arazzi del Bramantino e il Cavallo di Leonardo a cui ridare una collocazione prestigiosa fuori dai cancelli dell’Ippodromo; dall’altra, i padiglione dedicati ai temi dell’Esposizione universale - il cibo, le opere di Leonardo da Vinci -, ma anche alla moda e ai prodotti made in Milan. Il sindaco Letizia Moratti, subito dopo la vittoria dell’Expo 2015, aveva citato Siza tra i tre architetti che avrebbe invitato a lavorare per i progetti di riqualificazione della città. E l’autore di grandi opere come il Museo di arte contemporanea a Santiago de Compostela o la facoltà di architettura dell’università di Porto, non ha perso tempo. Ieri ha incontrato l’assessore alla Mobilità Edoardo Croci e i tecnici dell’Agenzia per la mobilità per una prima analisi di impatto sulla viabilità.
Il progetto conta di trasformare la parte del corso tra via Domodossola e via Melzi d’Eril in una rambla, una grande strada pedonale alberata come a Barcellona, col passaggio consentito alle auto solo lungo i controviali (a doppia corsia). Nella stessa area, due parcheggi interrati da tre piani e 480 posti auto ciascuno e altri due posteggi per 500 auto in piazzale Damiano Chiesa. All’inizio della rambla (arrivando dall’Arco), la nuova sede del Cavallo di Leonardo. Lungo la strada pedonale, gli spazi dedicati a eventi o prodotti tipici: una vetrina-mercato prima del 2015, un «salotto» per gli ospiti durante l’Expo. Da via Domodossola a piazza Firenze, le auto riconquistano a carreggiata centrale. E in piazza Firenze, un Museo degli arazzi e del territorio, 4 padiglioni per ciascuna delle Quattro stagioni, i 12 Arazzi Trivulzio del Bramatino che oggi sono al Castello. Lì può essere collocata anche la colonna monolitica di granito di Baveno di 22 metri, persa sul fondo del lago Maggiore. L’Expo, spiega l’architetto, «è un’occasione per trasformare il corso anche in via temporanea» da strada di accesso per chi arriva dalle autostrade a «asse culturale». «Valutiamo l’impatto sul traffico - afferma Croci -. È un onore che Siza ci offra un suo progetto di riqualificazione». Un’idea, conferma l’assessore all’Arredo urbano Maurizio Cadeo, per ridare qualità urbana all’asse viabilistico.