Venerdì a mezzogiorno due bombe in Cadorna

Gianandrea Zagato

Un boato e la stazione Cadorna diventa un inferno. Un ordigno esplode sul Malpensa Express fermo al binario uno. L’orologio segna le dodici. Un minuto e ancora un boato squassa la terra. Venti metri più in basso scoppia un’altra bomba sulla terza carrozza di un treno della metropolitana milanese. Anche qui morti, feriti e danni strutturali. Nemmeno il tempo di capire e i carabinieri dei Gis entrano in azione dall’altra capo della città: un autobus con autista e passeggeri a bordo è sequestrato da un terrorista «intercettato» e sfuggito poco prima alle forze dell’ordine nel salone partenze di Linate.
Scenario di un mezzogiorno di terrore che è finzione. Scaletta della prima «verifica italiana della capacità di intervento e reazione degli apparati di sicurezza, della difesa civile, del soccorso pubblico e della protezione civile in caso di attentato terroristico» spiega il prefetto Bruno Ferrante. Simulazione della pronta risposta in caso di attacco, «per evidenziare le eventuali criticità del piano d’emergenza» aggiunge il questore Paolo Scarpis. Esercitazione in scena venerdì dalle ore dodici, utilizzando le risorse umane - duemila persone, di cui duecento «figuranti» truccati da feriti - e materiali disponibili a quell’ora di un giorno normale.
Non una sceneggiata, quindi, ma la prova del piano d’emergenza esistente contro attacchi terroristici: «Test in una città che non è più a rischio di Roma ma che è una delle realtà oggettivamente più esposte, che quindi deve saggiare la capacità non solo di azione e di reazione delle forze dell’ordine e del soccorso ma pure dell’interazione degli organismi in campo» fa sapere il prefetto. Come dire: «L’esperienza derivante da Madrid e Londra conferma quest’esigenza: coordinare e integrare gli interventi tecnico-operativi relativi al soccorso pubblico e alla protezione civile, assieme a quelli dell’ordine, della sicurezza pubblica e della difesa civile».
E proprio replicando il modello londinese «in caso di attentato», avverte il rappresentante del governo, «non mostreremo immagini di terrore: da evitare perché è quello che cerca il terrorista. L’informazione è un dovere ma bisogna avere misura nel mostrare scene crude e violente che innescano meccanismi pericolosi». Avvertenza che è denominatore comune delle preoccupazioni in caso di emergenza, «la prima è di ordine pubblico ovvero devono scattare tutte le misure per evitare turbative; la seconda è che l’attentato è un fatto reato e di conseguenza deve occuparsene l’autorità giudiziaria con quella investigativa e, infine, la terza e ultima preoccupazione riguarda gli interventi di soccorso pubblico con la partecipazione anche della protezione civile».
Ordine di intervento - con presenza sul campo dei magistrati del pool anti-terrorismo guidati dal procuratore aggiunto Armando Spataro che Ferrante operativamente traduce nelle competenze delle diverse sale in funzione venerdì: «A gestire l’emergenza sarà quella presente in questura che fornisce prime indicazioni e misure, quindi la sala della Prefettura che cura e coordina le azioni di protezione civile, di difesa civile e di soccorso pubblico in raccordo con le Istituzioni locali».
Naturalmente, l’esercitazione anti-terrorismo arreca qualche disagio ai milanesi: le ferrovie nord, ad esempio, interrompono la circolazione dei treni tra Cadorna e Bovisa per una ventina di minuti; Atm modifica o limita il percorso a sei linee di superficie e, intorno, alle 12,20 sospende le corse sulla linea rossa e verde per una quindicina di minuti. Ma non finisce qui: le strade adiacenti alla stazione di Cadorna saranno off limit, «da cui si può uscire ma non entrare», e sulla città permane il divieto assoluto di sorvolo.
Prova tecnica di grande effetto, con cali di tensione elettrica, fumo bianco e ospedali da campo allestiti in fretta e furia che indirizzeranno i feriti su sei ospedali cittadini pronti ad attivare i propri piani d’emergenza interna, mentre i ghisa cronometreranno i tempi di trasporto. Test nel cuore della città dove i servizi pubblici e di pronto intervento sono comunque sempre attivi per «la normale routine», come se il mezzogiorno d’inferno non esistesse. Anche se non fa male sapere, come sostiene il questore, che «le forze dell’ordine non stanno con le mani in mano ad aspettare la stella cadente».