Venerdì nero delle Borse: bruciati 180 miliardi Crollano gli energetici, petrolio sotto i 40 dollari

Le borse europee chiudono con
perdite ingenti sull’onda della delusione per il dato americano sugli
occupati del settore non agricolo. Parigi cede il 5,48%, Francoforte il 4% e
Londra il 3,3%. A piazza Affari, dove il colosso italiano dell’energia Eni
cede l’8,57%, il Mibtel perde il 4,74%

Milano -  Il venerdì nero delle Borse europee ha spazzato via dai listini del Vecchio Continente quasi 180 miliardi di euro di capitalizzazione. Seduta in profondo rosso sulla scia dei dati sugli occupati a novembre nei settori non agricoli negli Usa, termometro della situazione economica d’Oltreoceano. Il calo mensile di 533mila unità, il peggiore dal dicembre 1974, porta la disoccupazione al 6,7% e conferma la difficile situazione dell’economia Usa, in recessione tecnica dal dicembre 2007 secondo il National Bureau of Economic Research. Sulla scia della disoccupazione Usa anche il prezzo del petrolio è crollato: il Brent a Londra ha toccato un minimo di 40,78 dollari al barile. A Milano gli indici chiudono con cali notevoli, appesantiti dall’avvio negativo di Wall street: Mibtel -4,74%, SPMib -4,99%, Midex -4%

Europa in profondo rosso L’Europa non fa molto meglio: Parigi -5,48%, Francoforte -4%, Madrid -3,90%, Amsterdam -4,72%, Zurigo -2,35%, Londra -2,74%. Sul listino milanese cedono anzitutto i petroliferi: Eni -9,04%, Saipem -8,24%, Tenaris -9,39%. Pessima giornata anche per i bancari, con Banco Popolare che crolla del 10,04%, a un ultimo prezzo di 4,84 euro. Pesante anche Unicredit, che cede il 7,21%; Intesa SanPaolo limita i danni a -3,92%. I timori di recessione colpiscono beni durevoli come l’auto: Fiat perde il 7,23% dopo i dati sulle vendite di novembre in Brasile (-23,6% contro il -25,7% dell’intero Paese) e in un quadro mondiale negativo per il settore, con Honda che annuncia l’addio alla Formula 1. Cadono anche Terna (-6,28%) ed Enel (-5,96%), penalizzati dal calo dei consumi: nel mese di novembre, ha reso noto oggi Terna, la quantità di energia elettrica richiesta in Italia ha fatto registrare una flessione del 6,3% rispetto allo stesso mese del 2007. Sull’SPMib chiude in decisa controtendenza, invece, Mondadori, che guadagna il 6,44% su un mercato decisamente depresso. La performance ad un mese è positiva (+4,91%), ma da inizio anno il titolo ha ceduto poco meno del 45%. Va controcorrente anche Parmalat, che mette a segno un +0,62%, sulla nomina del nuovo direttore generale Antonio Vanoli. Corre A2A, a +3,41% e guadagna bene anche Mediolanum (+2,01%). Recuperano anche Prysmian (+1,89%) e Buzzi Unicem (+0,95%). Telecom Italia si muove in linea con l’indice, a -4,64% nel giorno del cda Telco. Sul Midex male Ifil (-9,53%) e Banca Italease (-9,04%), in caduta dal giorno dello stop arrivato da Dz Bank. Cadono anche Edison (-7,28%), Recordati (-6,17%), Tiscali (-6,14%), Saras (-6,04%). Si salvano Hera (+3,90%), Italmobiliare (+2,16%), Sias (+2,11%). Sul resto del listino, bene Eurofly (+48%) e Aedes (+15,91%), dopo l’ok all’offerta del gruppo Amenduni e di Isoldi Immobiliare.

Wall Street in profondo rosso Continuano a cadere gli indici di Wall Street, appesantiti dai dati preoccupanti sull’aumento del tasso di disoccupazione Usa. Lo scorso mese è andato perso oltre mezzo milione di posti di lavoro acuendo la sensazione di essere di fronte a un deterioramento della peggiore crisi che gli Stati Uniti si trovino ad affrontare in 80 anni. "La situazione peggiorerà ancora prima di iniziare a migliorare", ha detto il neopresidente Barack Obama, chiedendo un piano di stimolo all’economia per creare nuovi posti di lavoro nei prossimi due anni. Secondo i dati diffusi dal dipartimento al Lavoro, infatti, il mese scorso ci sono stati 533mila occupati in meno, un dato ben oltre le attese che prevedevano la perdita di 340.000 posti. Il tasso di disoccupazione è salito al 6,7%, il livello più alto dal 1993. In uno scenario generalmente negativo, sono i titoli energetici, tecnologici e le società industriali a guidare il ribasso con Exxon Mobil in calo di quasi il 4% e Apple in caduta di circa il 2%. A preoccupare gli investitori è la possibilità che il crollo dell’occupazione renda ancora più restii i consumatori a svuotare le tasche, deprimendo ancora più disperatamente le prospettive di profitto delle società americane. "Questa è un’economia in caduta libera. La fiducia è venuta meno", ha commentato Nigel Gault, economista capo della Global Insight in Massachusetts. A far tenere il respiro sospeso al mercato è anche il destino dell’industria automobilistica americana, mentre gli AD di General Motors ‹GM.N›, Chrysler e Ford ‹F.N› tornano a Capitol Hill per supplicare aiuti statali da 34 miliardi di dollari. In caduta libera di quasi il 7% sono anche le azioni del gruppo di aeronautica Boeing nell’attesa dell’annuncio di un ulteriore rallentamento per la consegna del nuovo 787 Dreamliner. Intorno alle 17,15 i titoli GM perdono intorno al 2,5% a circa 4 dollari e quelli Ford ‹F.N› guadagnano il 2,6% a 2,7 dollari, mentre gli investitori scommettono sulla conclusione della richiesta fatta al governo. Alla stessa ora il Dow Jones perde il 2,39%, lo S&P 500 il 2,36% e il Nasdaq l’1,83%. Alla stessa ora la scadenza a gennaio sul Nymex perde 1,9 dollari a 41,78 dollari.

Petrolio in caduta libera Il mercato petrolifero viene ancora una volta trascinato al ribasso dall’ultima ondata di forti cali delle Borse, e a Londra il barile di petrolio Brent - quello estratto dal Mare del Nord - è calato sotto quota 40 dollari. È la prima volta dal 6 gennaio del 2005 e rientra sotto questa soglia. Nel frattempo sulla Borsa merci di New York, il Nymex, il barile di West Texas Intermediate ha segnato un minimo a 41,50 dollari, oltre due dollari in meno rispetto alla chiusura ufficiale di ieri. L’ondata di cali dei mercati è stata esacerbata oggi da un forte incremento sul numero di disoccupati negli Stati Uniti, a Wall Street il Dow Jones cede i 2,46%.