«Veneto annesso al Trentino» Il presidente Galan accelera e porta la proposta in giunta

Il governatore: bisogna mettere fine alle mostruose sperequazioni a favore delle Regioni a statuto speciale. Oggi l’incarico a un comitato di giuristi

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Giancarlo Galan fa sul serio. Non era una boutade la richiesta di annessione del Veneto - che governa dal 1995 - al Trentino Alto Adige. Non lo era al punto che già oggi si tradurrà in un’iniziativa istituzionale concreta. Nella riunione di giunta, il governatore di Forza Italia proporrà di affidare un incarico ufficiale a un qualificato gruppo di costituzionalisti per elaborare il documento da sottoporre poi al Consiglio regionale. A meno di sorprese dell’ultima ora, l’approvazione della giunta è scontata.
Il testo che uscirà dalle riunioni dei giuristi dovrebbe aprire la procedura per l’unificazione delle due regioni. Galan è molto determinato. Non accetta che si liquidi la sua iniziativa come «una provocazione» e intende andare fino in fondo.
Tutto è nato dal referendum consultivo di Lamon, paese di 3.800 abitanti in provincia di Belluno proteso verso le Dolomiti. I cui abitanti, chiamati a pronunciarsi per il passaggio al Trentino-Alto Adige, lunedì hanno votato al 93% per il sì. È il primo Comune italiano in cui ha successo un referendum per la modifica dei confini regionali. Ora le Camere diranno l’ultima parola.
L’abbandono della piccola comunità ha scosso Galan. Il quale ha preso la palla al balzo e ha schiacciato contro «la mostruosa sperequazione» che garantisce alle Regioni a statuto speciale una quantità di quattrini incomparabile con quella del pur ricco e industrializzato Veneto.
Di qui l’idea: visto che gli stessi fermenti si colgono in altre città venete, da Cortina ad Asiago, tutte allettate dal fiume di denaro garantito dal Trentino-Alto Adige, perché non proporre direttamente l’adesione dell’intera regione a quella confinante?
Galan ci pensava da tempo. Ne aveva parlato già alcuni mesi fa, quando un analogo referendum a San Michele al Tagliamento (per passare al Friuli-Venezia Giulia) era fallito per poco, causa mancato raggiungimento del quorum. Il governatore non si stupiva che un crescente numero di Comuni della sua regione agognasse il passaggio al Trentino-Alto Adige per beneficiare dei privilegi garantiti dal regime di autonomia straordinaria.
Ora Galan si è stancato di subire quella che definisce «un'ingiustizia insopportabile subita dai cittadini del Veneto rispetto a chi vive e lavora in Trentino-Alto Adige». Un’ingiustizia che sta tutta nella disparità di risorse a favore delle Regioni a Statuto speciale: gran parte delle imposte raccolte resta nelle casse regionali e si aggiunge ai fondi europei e ai trasferimenti statali.
A Galan non fa paura il pesante retaggio storico dell’autonomia speciale. «Ci sono norme costituzionali da cambiare? Trattati internazionali da rivedere? Bene, facciamolo». Nessun problema. La Carta del 1948 prevede che la fusione tra Regioni sia disposta con apposita legge costituzionale? Bene, si promuova. Subito.
Così oggi Galan muoverà il primo passo formale in giunta. E c’è da credere che l’iniziativa non subirà l’ostracismo dell’opposizione. Almeno a sentire le prime reazioni di Massimo Carraro, sfidante alle ultime elezioni e ora leader dell’Unione in Consiglio regionale. Addirittura da Roma arriva la benedizione dell’Udeur: «Sono totalmente d'accordo con Galan e sostengo la sua provocazione politica affinché il Veneto promuova un referendum per passare con la Regione Trentino Alto Adige», dice il coordinatore nazionale Mauro Fabris.
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