Veneto, flebo sbagliate negli ospedali

C’era cloruro di potassio anziché quello di sodio. Polemiche sui ritardi: l’allarme era di 20 giorni prima

Marino Smiderle

da Padova

Il bambino se n’era accorto ai primi di dicembre ma l’allarme è scattato l’antivigilia di Natale alle 17.02, quando ormai tutti i responsabili delle Ulss venete avevano in mente più i panettoni che i farmaci. Venti giorni che avrebbero potuto causare conseguenze gravi e che hanno suscitato le «perplessità», per il momento, dell’assessore regionale alla Sanità, il veronese Flavio Tosi. Sì, perché quando si sbaglia a mettere le etichette sui farmaci, indicando come cloruro di potassio quel che invece era cloruro di sodio, anche il profano capisce che c’è poco da stare allegri.
E allora cominciamo dal bambino, quello che ai primi di dicembre si rivolge alla madre dopo poche inalazioni di quello che avrebbe dovuto essere il solito aerosol per liberarsi da un raffreddore particolarmente velenoso. «Mamma, questa fiala mi pare abbia un odore diverso. Hai cambiato qualcosa?». La mamma non aveva cambiato nulla ma il bambino aveva ragione: è bastato un salto in farmacia per capire che non c’era una soluzione a base di cloruro di sodio in quel flacone, bensì una a base di cloruro di potassio. La ditta che produce quei flaconi è la Monico di Mestre, un’azienda farmaceutica che rifornisce molte Ulss del Veneto. Si tratta di diverse soluzioni infusionali, usate soprattutto negli ospedali. Una volta segnalato l’errore da parte del farmacista allertato dalla signora, l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), l’ente che si occupa del controllo dei medicinali, avvia un procedimento di ispezione alla Monico. Da questo controllo vien fuori che è stato commesso un errore dalla macchina che mette le etichette sui flaconi.
Morale della favola, il 23 dicembre, alle 17.02, l’Aifa invia una comunicazione alla Regione per informarla di aver disposto il divieto di utilizzo «in via precauzionale» di tutti i flaconi di vetro prodotti dalla ditta Monico. Il problema però è che gli ospedali veneti sono pieni di quei flaconi, anche perché, specie nel Trevigiano e nel Veneziano, la ditta di Mestre è la fornitrice quasi esclusiva. Nella serata dell’antivigilia, guidata dal direttore regionale della programmazione Giampiero Rupolo e del direttore regionale per i servizi sanitari Tiziano Martello si riunisce al Centro trapianti di Padova una sorta di unità di crisi. Partono email con obbligo di risposta, avvisi urgenti, segnalazioni col circoletto rosso a tutti i direttori sanitari della regione. Poi, con la collaborazione di Federfarma, vengono avvisate le 1.200 farmacie del Veneto affinché quei flaconi vengano tolti dalla vendita.
Non basta. Oltre a recepire quell’avviso, le Ulss interessate devono essere messe nella condizione di avere dei farmaci analoghi in sostituzione. Ecco allora che si organizzano trasporti di farmaci di altra marca, vengono noleggiati Tir per l’occasione. Piccola notazione: siamo arrivati alla vigilia di Natale e non è sempre facile trovare interlocutori pronti. Ma nel primo pomeriggio parte il primo camion e verso le 20 l’operazione può dirsi conclusa. Un’emergenza gestita nel migliore dei modi, che ha indotto il governatore Giancarlo Galan a complimentarsi con tutti gli operatori che hanno reso possibile questa delicata operazione a ridosso di Natale. Resta la perplessità sui tempi: il bambino ha inalato qualcosa di strano ai primi di dicembre e l’allarme è scattato all’antivigilia di Natale. Su questo ritardo e su come sia potuto accadere un errore del genere, si attende ora una risposta chiara e rapida.