Il Veneto in ginocchio: rinviate le tasse

A.a.a. moratoria fiscale cercasi: questa la pressante richiesta della popolazione veneta quale primo sollievo dalle gravissime pene patite a causa dell'alluvione di un paio di settimane fa.
In attesa che i 300 milioni di euro promessi dall'esecutivo all'indomani del disastro si trasformino in realtà (pare ad oggi ne siano arrivati nelle casse regionali una sessantina) le imprese venete chiedono a gran voce al ministero dell'Economia la moratoria fiscale per gli acconti Irpef in scadenza il 30 novembre. La seconda locomotiva industriale del Paese è, infatti, in ginocchio con ben 100.000 aziende danneggiate e 3.433 assolutamente bloccate e non più in grado di operare e produrre reddito. Una situazione drammatica non solo per le aziende, ma anche per le intere famiglie che hanno visto naufragare in pochi minuti quanto avevano costruito e accumulato in una vita. Tuttavia da queste parti, dopo la pur confortante visita lampo di Bossi e Berlusconi, serpeggia il timore di essere dimenticati dal governo centrale.
Apprendiamo dai telegiornali che la politica romana si dà un gran daffare per il Sud e approva un nuovo cospicuo piano da 100 miliardi: evidentemente i ricatti meridionalisti di Fini iniziano a dare i primi risultati. La Campania offre in cambio al Nord lo smaltimento dei suoi rifiuti e Saviano i suoi insulti. Al solito i diversamente italiani del Veneto corrono il rischio di passare nel dimenticatoio nazionale. Infatti la scadenza degli acconti Irpef è imminente e a Roma tutto tace. Non rimane che una supplica all'unica triade che in Parlamento possa continuare a tutelare gli interessi settentrionali: Bossi, Tremonti e Berlusconi. Suvvia, amici del Veneto, concedeteci questo minimo sollievo fiscale, altrimenti era meglio rimanere sommersi dall'acqua e dalle pantegane.
Inviamo all'amministrazione centrale ben più quattrini di quanti ne riceviamo di ritorno e un credito di solidarietà lo vantiamo nei confronti dell'intera nazione. Non possiamo certo pretendere che sia il partito delle tasse di Bersani e Visco, che ci ha sempre spremuto con zelo e vigore esattoriale, a spendere una parola o un voto per noi. Bussiamo allora alla porta del centrodestra, che votiamo assiduamente da quando esiste, per avere ciò che ci spetta di diritto non solo in termini di stanziamenti promessi, ma anche e soprattutto perché Tremonti sospenda subito il pagamento degli acconti Irpef in scadenza. Napolitano dia un segnale di essere anche il nostro Capo dello Stato: come pretendere che chi non ha più nemmeno una cucina e un letto possa rompere il salvadanaio, ammesso che non sia andato sommerso, per pagare l'obolo a Roma?
Il federalismo fiscale che il Capo dello Stato si premura ogni volta di definire «solidale» dev'essere sempre tale oppure solo quando è a favore del Sud? Veramente martedì gli imprenditori del Veneto dovranno mettere mano al portafoglio derelitto dall'alluvione? Pare incredibile persino a noi ingenui polentoni una simile mattanza di dignità l'unica volta in cui ci permettiamo di chiedere un aiuto concreto allo stato. E' probabilmente l'ennesima prova che la solidarietà sempre invocata dal Sud e millantata dai progressisti è valida solo fino a che non è il Nord a invocarla: è il federalismo fiscale di Saviano e Raitre. Stavolta però siamo al ridicolo: martedì migliaia di imprenditori dovranno pagare qualche miliardo di euro di acconti fiscali, pur avendo le tasche vuote, causa alluvione e crisi, le abitazioni distrutte e le aziende in rovina. Suvvia, non battiamo cassa in modo così sfacciato da chiedere l'immediato adempimento delle promesse che difficilmente verranno evase in tempi rapidi, ma almeno il soddisfacimento della pretesa minima di non essere costretti a pagare i schei che non gavemo.
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