Veneto Jazz, i concerti celebrano Miles Davis

Sorprende lo show del quintetto di Jimmy Cobb, il batterista dello storico album «Kind of blue» del 1959

Franco Fayenz

da Bassano del Grappa

I quindici anni dalla scomparsa di Miles Davis, che il 24 luglio 1991 tenne a Castelfranco Veneto il suo ultimo concerto italiano, esaltano il programmone 2006 di Veneto Jazz, costruito in gran parte intorno alla figura del sommo trombettista e compositore. Mentre continuano le mostre «da vedere e da ascoltare», adesso è il momento dei simposi, dei dibattiti e di tre concerti consecutivi, a Bassano e a Castelfranco, dei quali sono protagonisti alcuni musicisti che furono collaboratori del maestro.
Questa volta - in via eccezionale - ci dichiariamo alleati dei puristi che fra il quintetto di Jimmy Cobb, il quintetto di Herbie Hancock e il quartetto di Kenny Garrett danno la preferenza al primo. Ci spieghiamo. Cobb è stato batterista di Davis tra la fine degli anni Cinquanta e il principio dei Sessanta: perciò ha avuto il privilegio di prendere parte, nel marzo 1959, alla storica seduta di registrazione nella quale nacque l’album Kind of Blue che segnò l’inizio del jazz modale. Nello scenario affascinante del Castello degli Ezzelini di Bassano, Cobb si è assunto il compito di rivisitare quei brani con Armen Donelian pianoforte, Andy McKee contrabbasso, e con Cecil Bridgewater tromba e Billy Harper sax tenore, due illustri solisti dei quali soltanto Veneto Jazz sembra ricordarsi. Ha fatto la sua parte con umiltà e con creatività, senza prevaricare. È un musicista, Cobb, capace anche di intervenire al simposio dei critici e di recare testimonianze preziose; e di commuoversi riascoltando le note di un’edizione davisiana di Someday my Prince Will Come della quale fu il sostegno ritmico.
Ancora una volta, invece, non riusciamo a nascondere la nostra personale contrarietà - perfino acritica, lo ammettiamo - verso Herbie Hancock. Questo esimio pianista fu un fanciullo prodigio in grado di suonare Mozart in pubblico, e da giovane diede a Davis, ancora «acustico», un apporto di tecnica e di espressività straordinarie. Poi si fece tentare, a fasi alterne, da un jazz-rock mai metabolizzato a dovere, riscattandosi talvolta con bella musica futuribile ma consonante. Oggi, poco dopo il suo brutto cd Possibilities, c’era da aspettarsi una ricaduta funky ad alto dosaggio di decibel; e così è stato, malgrado la presenza (inutile) della violinista Lili Hayden e del chitarrista africano Lionel Loueke, ormai bene affiatato con il gruppo e autore di una suggestiva parentesi solistica.
A Castelfranco, dopo un’esibizione della cantante italo-tunisina Karima Ammar (voce nitida e forte, gradevole sui tempi lenti, ma con discutibili sequenze sillabate sui veloci) è salito sul palcoscenico Kenny Garrett. Divertente e caciarone come poche altre volte, dopo un inizio più atletico che musicale ha tenuto un buon concerto. Ha toccato vertici emotivi intensi quando ha lasciato il sax alto per il sax soprano e ha dedicato a Davis dolci e commoventi melodie intrise di gospel e di blues.