Veneto, il prete anti Cav si dimentica il Vangelo e fa la predica con l'Unità 

Il nuovo Don Peppone del Veneto, Giorgio Morlìn, alla classica lettura del Vangelo ha preferito leggere un articolo di Concita De Gregorio, direttore de l'<em>Unità.</em> I fedeli:&quot;Non ci aspettavamo un comizio&quot;<em> </em>

Treviso - Pensare che fino a qualche anno fa l’equazione era «comunista uguale mangiapreti». Ne è passato di tempo. E così oggi capita che i prelati - almeno, alcuni di loro - vadano a braccetto coi nostalgici della falce e del martello; e che a messa, durante l’omelia, al commento delle sacre scritture si sostituisca la lettura degli editoriali del direttore dell’Unità. Come dire, dal «Vangelo secondo Concita».

«Al momento dell’omelia non capivo dove mi trovavo». Questo il sunto della vicenda, racchiuso nella testimonianza, raccolta dal Gazzettino, di uno dei fedeli che la scorsa domenica ha assistito alla sorprendente messa celebrata da don Giorgio Morlin, parroco della chiesa del Cuore Immacolato di Maria di Mazzocco-Torni, frazione di Mogliano Veneto (provincia di Treviso). Durante l’omelia il prete ha declamato alcuni brani di un articolo di fondo - risalente alla metà dello scorso gennaio - della De Gregorio, intitolato Le altre donne. Nell’articolessa il direttore del quotidiano simbolo della sinistra tratteggiava con sarcasmo il profilo delle frequentatrici della villa di Arcore ed esortava la società civile a ribellarsi a Berlusconi, reo di aver trascinato l’Italia «in caduta libera verso il Medioevo catodico» e di averla infine «ridotta a un bordello». Parole normali per il foglio rosso, decisamente fuori luogo tra le navate di una chiesa.

E non è finita: il prete anti-Cav aveva precedentemente predisposto un banchetto all’uscita della chiesa così da mettere a disposizione dei fedeli, in forma cartacea e in versione integrale, l’editoriale del giornale «fondato da Antonio Gramsci nel 1924», come recita ogni giorno la prima pagina. «Così se qualcuno vuole approfondire a casa può farlo», ha seraficamente spiegato don Morlin.
«Non credevo - ha denunciato un fedele in una lettera al quotidiano del Nord Est - di andare ad un comizio. La “mia messa” non era più un momento di grande fede: invece che coi versetti di Sant’Agostino, mi ritrovavo con un articolo di Conchita De Gregorio».

Ma delle rimostranze dei fedeli Don Morlin non sembra preoccuparsi troppo. Del resto «io sono un uomo di Chiesa - ha dichiarato - e cosa deve fare un prete se non invitare i fedeli a fare una seria riflessione sulla decadenza dei valori della società? Vorrei - ha sottolineato il parroco - che fosse chiara una cosa precisa: a me la persona Berlusconi non interessa per niente. Quello che credo con convinzione è che deve essere combattuto il berlusconismo, questa forma strisciante di decadenza dei valori etici della società».
E a chi gli affibbia l’etichetta di «prete rosso» don Morlin ribatte rivendicando la coerenza delle sue posizioni con quelle del presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco. «Per quanto mi riguarda mi sento sempre dentro il corpo della Chiesa; io sono con il presidente della Cei quando fa un forte richiamo al rispetto dell’etica pubblica e privata nei confronti di chi ricopre incarichi pubblici». Ottimo. Ora, però, qualcuno vada per favore ad avvisare Bagnasco.