Veneto, travolti dai pirati sulle strisce: tre morti

Due anziani uccisi da un ubriaco a poche centinaia di metri da casa loro, a Padova. Una ragazza investita mentre passeggiava con il suo cane a Treviso

Venezia - Un sabato sera come tanti altri, in Veneto. Tre morti ammazzati, stritolati dalle macchine e dagli autisti ubriachi o da pirati della strada. Morti che salgono a quattro, se si aggiunge la triste fine di un altro giovane padovano, che ha perso il controllo della sua Ford Fiesta nel Rodigino, precipitata in un fossato. Un sabato di ordinaria paura, soprattutto per coloro che hanno osato uscire per fare una passeggiata. Come Giovanna Rachele Mazzeo, 24 anni, commessa alla Coin di Treviso, a spasso col suo cagnolino a Frescada, frazione di Preganziol (Treviso), e spazzata via da un’utilitaria bianca condotta da un delinquente che non si è nemmeno sognato di fermarsi per vedere cos’era successo. O come i coniugi Gaetano e Luisa Didonè, 69 e 67 anni, falciati a poche centinaia di metri dalla propria casa di Piazzola sul Brenta (Padova) da un quarantaseienne di Grantorto che guidava una Bmw con 1,3 grammi di alcol per litro di sangue.

Succede troppo spesso che i pedoni finiscano arrotati. Le norme più severe in materia non sono evidentemente servite, tanto che in Veneto c’è già qualcuno che pensa di alzare bandiera bianca e di emettere ordinanze provocatorie che vietino di passeggiare nei weekend. Ma dietro le statistiche ci sono le storie di tutte queste persone, perché un incidente mortale non può mai essere liquidato come una statistica.

Prendiamo la giovane trevigiana, uscita col cagnolino dopo una giornata di lavoro al negozio. Ha dovuto dribblare le prostitute per prendersi una boccata d’aria, per fare una cosa che definire normale è superfluo. La ventiquattrenne stava attraversando la statale che collega Treviso a Mogliano, sulle strisce pedonali, e non ha fatto neanche in tempo ad accorgersi di quel razzo che l’ha catapultata, senza più un respiro, a decine di metri di distanza. Se n’è accorta proprio una prostituta, che ha avvisato subito il pronto soccorso, ben sapendo che non ci sarebbe stato nulla da fare. In compenso il pirata che ha accelerato ancora anziché fermarsi ha lasciato sull’asfalto pezzi dello specchietto frantumato, schegge di carrozzeria: la polizia lo troverà, grazie anche alla testimone che ha già detto che l’auto era un’utilitaria bianca. Il comandante della polizia stradale trevigiana ha lanciato un appello: se qualcuno ha visto qualcosa di più, che lo racconti. O, meglio ancora, se il pirata è rinsavito, che si consegni.

A Piazzola sul Brenta chi era al volante della Bmw che ha tranciato di netto la lunga vita passata insieme dei coniugi Didonè, ora è un uomo disperato. Ieri sera, analisi alla mano, era però un po’ alticcio. Un incrocio regolato da un semaforo, i due passano col rosso, lui non li vede. Li carica sul cofano e così come avevano vissuto insieme, muoiono insieme. Gaetano Didonè, 69anni, era un ragioniere in pensione, la moglie, Luisa Cervato, 67, aveva insegnato Lettere una vita alla scuola media di Piazzola ed era in pensione da 5 anni. I figli Paolo e Luca vivevano ancora con loro. Per terra rimane il berretto dell’uomo, la borsa della donna. I carabinieri eseguono i rilievi di rito, come si dice.