Venezia, le bufale dei (finti) ciceroni

"La forma e il colore delle gondole si ispirano alle cozze". "A Venezia
le piazze si chiamano campi perché un tempo c'erano i contadini". Piazza San Marco invasa da false guide turistiche: abbiamo passato un giorno con loro

Venezia - Che ci fa la procace Ingrid con un ombrellino (chiuso) sulla testa? Semplice: la guida turistica. Abusiva. Un codazzo di 20 persone la segue fedelmente senza perdere di vista quella specie di manganello foderato che Ingrid - nata in Russia, ma da 4 anni nel nostro Paese - tiene sempre sollevato per evitare che qualche membro del suo gruppo si perda nella folla. Con il viso e il fisico che si ritrova, potrebbe fare la modella. O altro. Ma, chissà perché, ha scelto il mestiere di «cicerona», sprovvista però di regolare tesserino professionale. Lei - sedicente «laureata in Archeologia all’università di Mosca» - entra trionfalmente in piazza San Marco a Venezia, raccontando, a modo suo, l’epopea della città. A «modo suo» significa che Ingrid spara a raffica una serie di bufale buone per fare le mozzarelle, ma non certo per insaporire storia, arte e cultura della Serenissima.

Complice la nebbia che avvolge la laguna, ci accodiamo al gruppo di gitanti baresi preso in consegna da Ingrid. Ne sentiremo di tutti i colori. Nella hit parade delle castronerie meritano di essere menzionate le seguenti «spiegazioni»: «La forma e il colore delle gondole si ispirano alle cozze...»; «Il cappello dei gondolieri è fatto con paglia intrecciata originaria della Cina...»; «Le piazze di Venezia sono dette campi, perché nell’antichità i cittadini erano dediti all’agricoltura...»; «Palazzo Ducale fu eretto in onore del primo doge della città...»; «Il Campanile di San Marco fu distrutto nel 1489 a seguito del terremoto...».

In quest’ultimo caso quel gran pezzo di guida abusiva della Ingrid quasi ci azzeccava: nel 1489 il campanile simbolo di Venezia fu infatti sì seriamente danneggiato, ma per colpa di un fulmine; mentre il sisma (anch’esso con gravi effetti sulla torre) avvenne qualche tempo dopo: nel marzo del 1511.

Dettagli di poco conto per Ingrid e i suoi tanti colleghi raccontatori più di barzellette che di tradizioni veneziane. Del resto per 60 euro a visita (la metà della tariffa standard) non si può andare troppo per il sottile. Lo sanno bene i tour operator sparagnini che si affidano alle guide «taroccate» e lo sanno bene anche i turisti costretti a chiudere un occhio (ma spesso anche un orecchio) dinanzi a «informazioni» buone per Zelig.

Un campionario cabarettistico che Guido Lion, presidente dell’associazione Guide Turistiche del Veneto, e Barbara Tosato, presidente dell’associazione Guide Veneziane, annotano con diligenza sull’ultimo numero del Gazzettino Illustrato, mensile che dedica al tema dell’«invasione dei ciceroni abusivi» l’inchiesta di copertina. Si scopre così che per Ingrid e i suoi amici «Marco Polo era un famoso navigatore croato...»; «La Basilica di San Marco una chiesa di stile barocco...» e «il Fontego dei tedeschi la sede della Gestapo durante la seconda guerra mondiale».

I primi due strafalcioni sono facilmente smascherabili: su una qualsiasi enciclopedia si legge infatti che «Marco Polo nacque a Venezia il 15 settembre 1254», altro che Croazia...; mentre non bisogna essere Giulio Carlo Argan per sapere che la Basilica di San Marco è il più noto esempio di arte Bizantina in Italia). Ma sulla «notizia» della «Gestapo al Fontego» - ammettendo la mia ignoranza - sono costretto a rivolgermi ad Anna che, grazie al cielo, è una vera guida turistica: «Ma quale Gestapo... Il Fontego fu per secoli il luogo in cui vissero e lavorarono i mercanti tedeschi, artisti e artigiani». Lezione chiara ed esauriente. Insomma, com’è abitudine dei professionisti «garantiti» dalle associazioni presiedute da Guido Lion e Barbara Tosato. Entrambi col dente avvelenato contro Ingrid & C.: «Un esercito di guide turistiche fasulle che da mesi invade Venezia, millantando conoscenze inesistenti e distruggendo l’immagine della città, con strafalcioni clamorosi».

Una situazione ormai fuori controllo, denunciata dalle associazioni di categoria: «L’abusivismo c’è sempre stato ma era contenuto nei limiti fisiologici, oggi invece operano non meno di 200 guide fai-da-te, a fronte di altrettante guide regolarmente autorizzate. È stata la Legge del 2 aprile, ex decreto Bersani sulle liberalizzazioni, a stravolgere tutto. Così oggi siamo spettatori impotenti davanti al proliferare di accompagnatori turistici che ricoprono le mansioni di guide e di sedicenti guide straniere che arrivano a Venezia raccontando quello che vogliono». Un duro colpo per le guide doc che, per conseguire il patentino, hanno sostenuto esami rigorosissimi, mentre appannaggio delle guide abusive c’è solo un’aneddotica ispirata a rubriche della Settimana Enigmistica, del tipo «Strano ma vero» e «Risate a denti stretti». Il tutto sotto gli occhi dei vigili urbani. Che allargano le braccia: «Non conosciamo le lingue e quindi non siamo in grado di capire gli eventuali strafalcioni storico-artistici che le guide improvvisate spacciano per veritieri ai gruppi che accompagnano». Marco Polo, dalla Croazia, se la ride...