Venezia contro Roma e Firenze: qual è la città più sporca d’Italia?

Delle classifiche sulla Bella Italia sappiamo quasi tutto: il reddito pro capite più alto e più basso, dove si legge e dove non si legge, quale città è più sicura e quale è più malavitosa, chi investe e chi non investe in pannelli solari e biogas. Censis, Sole-24 ore, Confesercenti, facoltà universitarie: a ciclo continuo, tutti misurano tutto. Ma Massimo Cacciari, ultimo doge di Venezia, ha trovato una nicchia in cui nessuno finora si era seriamente avventurato: macchina fotografica a tracolla, ha girato le grandi città italiane per compilare una delle classifiche meno edificanti, basata sul peggio di noi, la sporcizia.
I risultati del reportage saranno pubblicati sul sito del Comune di Venezia: turandosi idealmente il naso, tutti potranno giudicare con i propri occhi. Le intenzioni di Cacciari non sono nemmeno tanto nascoste: a forza di sentirsi dire che Venezia è sudicia, vuole dimostrare come tanti altri luoghi d’arte, vedi ad esempio Firenze e Roma, stiano peggio. L’operazione è legittima, ma per tutti quanti noi - italiani e turisti - risulta un po’ così: sapere che Roma è peggio di Firenze che è peggio di Venezia, ma che tutte comunque affondano nell’unto, non è una grandissima consolazione. Anche perché, girandole, è netta la sensazione che sia molto difficile stabilire chi vinca davvero la putrida gara: è un affollato arrivo di gruppo, sono tutte lì al fotofinish.
Inutile comunque attizzare un’altra guerra di campanile. Non se ne sente il bisogno. Cacciari è abbastanza filosofo per sapere che ciascuno ha i suoi bravi problemi igienici, ma che per qualcuno sono più rovinosi e più imperdonabili. Ovvio che gli scocci d’essere additato ogni tre per due come il peggiore, ovvio che con moto d’orgoglio voglia spartire l’imbarazzante primato. Ma è pur vero che per sua fortuna o per sua disgrazia gli sia capitato di governare un luogo sovresposto, quella Venezia sognata e mitizzata in tutto il mondo da giovani innamorati e da babbioni romantici, tanto sognata e mitizzata da amplificare poi inevitabilmente il disgusto e la disillusione al momento dell’impatto reale. Il sindaco non può negare che un conto è camminare tra carte di pizze al trancio e bottiglie di birra in frantumi nella periferia di Sesto San Giovanni, un altro è camminare sugli stessi reperti in piazza San Marco. Combinazione, mi offro come testimone: settimane addietro mi sono trovato a Venezia per il carnevale di Dario Fo. Lo giuro: in quelle giornate non ho pensato se Firenze, Roma o Torino fossero messe peggio, ho solo provato uno sconfinato senso di mestizia per come le orde di mascherine avvinazzate avevano ridotto l’inimitabile laguna. Forse mi spingo troppo in là, ma credo che gli stessi pensieri assalissero anche gli spaesati gruppi di turisti giapponesi, mentre saltellavano tra bicchieri di carta e avanzi di soppressa, proditoriamente riversati dall’euforica moltitudine in ogni angolo del centro.
Un fatto è indiscutibile: tenere pulita Venezia suona come impresa da superuomini. Prima di tutto per la sua conformazione meravigliosa e dannata, in secondo luogo per il grado di barbarie e di inciviltà della gente che la invade. Dunque, se Cacciari va condannato, merita comunque molte attenuanti. Così come vanno riconosciute anche ai sindaci di tante altre città d’arte. Fino a quando scolaresche maleducate, padroni di cani deficienti (i padroni, non i cani), giovinastri ubriaconi e marmaglie varie continueranno a ignorare il senso alto della bellezza, che inevitabilmente è pulita, nonché il senso alto del rispetto, che inevitabilmente è pulito, difendere l’ordine e l’igiene delle città sarà una missione impossibile.
Se però un merito va riconosciuto a Cacciari, questo sta nell’aver posto finalmente la questione al centro delle nostre attenzioni. Sarebbe bellissimo se tutti i sindaci, che si ritrovano tempestivamente quando Tremonti ipotizza qualche taglio a consulenze e simposi, si riunissero d’urgenza anche per lanciare l’operazione candeggio. Se cioè i nostri governatori locali impiegassero la passione che riservano ai piani regolatori e all’Ici anche nella questione pulizia, smettendola di considerarla materia accessoria, buona per boy-scout e dame di compagnia. Forse non è questo il momento migliore per sollevare il problema, considerando il problema che abbiamo in Abruzzo. Ma l’Abruzzo ci è caduto addosso due settimane fa: perché neppure prima s’è mai trovato il momento giusto? La pulizia non dovrebbe essere un pre-requisito basilare per qualunque sito civile?
Se non altro, Cacciari lancia le sue foto sporcaccione proprio presentando il «Mese del decoro» (parola antica, eppure stupenda, «decoro»). Dal 23 aprile al 23 maggio, una serie di iniziative per restituire a Venezia l’aspetto che merita. Un tentativo disperato e temerario, forse. Ma un tentativo per ribellarsi alla penosa deriva del degrado, che ci arriva al mento e ci sta inondando la testa. Allora un applauso a Cacciari. Ma anche una sommessa domanda: perché solo un mese? Non si poteva provare un secolo?