Venezia culla dello spazialismo tra Licata, Parmeggiani e Fontana

Un excursus sul percorso artistico di Riccardo Licata e un confronto con gli altri artisti veneziani suoi contemporanei. Ecco in sintesi la mission dell’esposizione «Riccardo Licata e le stagioni dello spazialismo a Venezia», allestita a palazzo Venezia fino al 15 marzo. Aprono il percorso espositivo tre opere di Virgilio Guidi dai colori forti, dove dominano il giallo e l’azzurro; spazio poi sempre nella sala Regia e nella sala delle Battaglie a una trentina di lavori di Tancredi Parmeggiani, Edmondo Bacci, Mario Deluigi, Saverio Rampin, Vinicio Vianello, Luciano Gaspari, Bruna Gasparini, Ennio Finzi e Gino Morandis, tutti esponenti della corrente spazialista. Non mancano anche due opere di Lucio Fontana, teorico e fondatore di questo geniale e rivoluzionario movimento artistico che ha influenzato l’arte europea del secondo dopoguerra. Lo spazialismo rifiuta l’immagine naturalistica e si serve di elementi quali la luce, il suono, il vuoto spaziale e di un linguaggio informale, materico, gestuale e fatto di segni.
Ma il nucleo centrale della mostra è senza dubbio caratterizzato da una sessantina di lavori di Riccardo Licata, metà dei quali risalgono alla produzione che va dagli anni Cinquanta agli anni Sessanta. In più a chiudere il percorso espositivo una selezione di opere del maestro nato a Torino ma veneziano di adozione eseguite negli ultimi dieci anni. Sono lavori basati principalmente sui segni, dove dominano geometrie moderne e colori vivaci; opere, che confermano quanto la sua ricerca non abbia mai abbandonato l’idea magica dello spazio che Venezia ha conservato nei secoli.
«Si tratta di una mostra storica - chiarisce il curatore Giovanni Granzotto - che ripercorre il movimento artistico e il rapporto con Licata che, pur non dismettendo la veste dell’affabulatore, sembrava anche attratto da un nuovo compito: quello di cronista e testimone della realtà».
L’esposizione resta aperta dal mercoledì alla domenica dalle 11 alle 19. Biglietto 5 euro.