Venezia, epurazioni dei Ds Brunetta: riecco gli stalinisti

La Quercia processa 9 dirigenti che appoggiarono la corsa a sindaco di Cacciari (Margherita) contro il proprio candidato. L’azzurro: «È un attacco al partito dei democratici»

Claudia B. Solimei

da Bologna

Via le panchine dal corso principale del paese, quello che porta dall'autostazione al centro, per impedire il bivacco di stranieri sbandati, ubriaconi, spacciatori, clandestini. L'idea, messa in pratica per la prima volta diversi anni fa dal sindaco leghista di Treviso Giancarlo Gentilini, da allora assurto a simbolo del più bieco razzismo amministrativo, questa volta è di un primo cittadino di opposta sponda politica: Renato Baioni, classe 1948, entrato nel Pci nel 1973, poi passato al Pds, infine ai Ds, eletto un anno fa, con il 67,8% delle preferenze e l'appoggio di Rifondazione comunista, a sindaco di Bazzano, 6.436 abitanti, ricco centro del Bolognese al confine con la provincia di Modena.
Le panchine di viale Carducci, il salotto buono della cittadina, sono sparite sabato, per terra rimangono solo poche tracce della loro presenza, ma lui, Baioni, a Gentilini preferisce un altro modello, che sente più vicino: «Io vorrei essere assimilato alla politica del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati» ha spiegato ieri. Il tema della legalità, dopo la folgorazione del sindaco Cofferati, sembra ora uscire dai confini di Bologna e colpire altri comuni di provata fede rossa.
Intanto ci sono state le prime reazioni entusiaste da parte della Lega Nord: «Ce ne sono voluti di anni per capire certe cose - ha affermato il senatore Piergiorgo Stiffoni - e la Lega è destinata a essere sempre più apripista. Sarebbe troppo sperare che tutti i sindaci prendessero esempio da Gentilini - ha aggiunto -. L'importante è avere iniziato a rendere più legali e vivibili le nostre città. Abbiamo aperto una breccia». E il primo cittadino di Bazzano, in effetti, la sua decisione la spiega proprio così: «Una strada del centro, il viale Carducci, stava diventando una zona franca nella quale stazionavano spacciatori, ubriachi, gente che incuteva paura. Il ripristino della legalità passa anche da questi piccoli provvedimenti, dal togliere le panchine». La settimana scorsa nella zona erano scoppiate diverse risse e gli schiamazzi erano diventati insostenibili, con decine di lamentele da parte di residenti e passanti. Baioni racconta che l'idea di eliminare le panchine gli è stata suggerita dai responsabili dell'ordine pubblico, vigili urbani e carabinieri. Oltre alla scomparsa delle panchine, sarà aumentata l'illuminazione della strada e ci saranno più controlli. È presto per fare un bilancio, ma la situazione attuale della via, dai commenti di alcuni bazzanesi, sembrerebbe più tranquilla. Altri, però, dicono di non apprezzare comunque la decisione del primo cittadino.
In altre città, dopo Treviso, si era fatto in fondo qualcosa del genere: a Trieste la giunta di centrodestra ha vietato di sedersi sulla scalinata della chiesa di Sant'Antonio Nuovo; proprio a Bologna, la passata amministrazione di Giorgio Guazzaloca varò un'ordinanza antibivacco, fortemente contestata dalla sinistra cittadina, per impedire ai giovani con i cani, i «punkabbestia», di vivacchiare sotto i portici della città. Ma poi si scopre che non sono stati da meno anche alcuni sindaci dell'Unione: a Firenze nel 2003 la giunta di Leonardo Domenici vietò la sosta sotto il loggiato degli Uffizi; a Roma l'allora primo cittadino Francesco Rutelli tentò di multare chi bivaccava sulla scalinata di Trinità dei Monti. Ma il divieto è durato poco.