Venezia a mollo 6 mesi solo il Mose la salverà

Per ristabilire la normalità nel Veneto colpito dall’alluvione è servito un miracolo dei suoi abitanti. Per sperare di ristabilire l’asciutto a Venezia il miracolo è toccato al governo Berlusconi che nel 2001 approvò la costruzione del Mose, un sistema di dighe mobili posizionato sul fondale marino che si sollevano automaticamente per mettere al riparo la città dall’alta marea. Venezia per anni era stata trattata alla stregua di Napoli: fiumi di chiacchiere che non portavano a nulla di concreto, mentre i veneziani e le loro case marcivano nell’acqua sporca. Dal 2014 il Mose consentirà invece all’Italia di preservare uno dei più splendidi patrimoni dell’umanità. La parte politica che oggi con protervia chiede le dimissioni del ministro della Cultura perché le rovine rovinano aveva dotato la città di pedane per evitare che i turisti venissero sommersi dal liquame. Ancor oggi la città affonda e l’emigrazione dei giovani verso la terraferma è in aumento. Ecco alcuni dati inquadrare la situazione. Nel 2010 Venezia è andata sott’acqua 179 volte e per fine anno si calcola che si arriverà a 200: oltre un giorno sì e uno no. Dal 18 novembre è rimasta sempre allagata, con la punta di 136 cm venerdì scorso in piazza San Marco e 141 cm al Lido (ventesima misurazione di acqua alta di tutti i tempi). L’odore nauseabondo di acqua marcia soffoca i portici della città più romantica del mondo. I bar di piazza San Marco, le gioiellerie e i musei sono chiusi nel periodo natalizio causa alta marea. I veneziani vivono schiavi di allarmi acustici che non segnalano l’arrivo della Lutwaffe, ma di acqua e sorci. Il mare circostante la lagune cresce di un 1,5 cm l’anno: senza il Mose il collasso sarebbe inevitabile.
Senza la sua realizzazione i media esteri, invece delle patacche sui festini, sarebbero stati costretti a mostrare agli occhi del mondo Venezia annegata e uccisa dall’inefficienza della politica italiana. A ciò aggiungasi che l’ottusità delle giunte rosse, succedutesi al governo del capoluogo veneto, non ha mai permesso di tassare neanche minimamente l’ingresso in città. Tale misura avrebbe consentito almeno di recuperare risorse per riqualificare la città, invece di riempirla di bancarelle squallide e abbandonare interi vicoli alla sporcizia e al degrado. Cacciari & C. non hanno mai saputo interloquire con Roma per ottenere dai ministri dei loro partiti i fondi necessari a salvare le calli dall’annegamento. L’incapacità degli amministratori locali e nazionali aveva segnato il destino di Venezia che si avvicinava a grandi passi alla morte civile. C’è voluto Berlusconi per stanziare i quattrini necessari alla costruzione del Mose e restituire ai veneziani la speranza di un futuro se non migliore, almeno più asciutto e decoroso. Sappiano americani, inglesi, tedeschi, cinesi che Venezia era agonizzante ed è stata salvata in extremis da chi alle parole ha preferito il fare. Il dramma del Natale della Serenissima sommersa dall’acqua sporca ininterrottamente da quasi un mese non ruba i titoli dei telegiornali, così come accadde per gli alluvionati. Nessuno spende una parola di solidarietà per la disgraziata laguna, ma sul Veneto tutto continua a piovere incessantemente ed aumenta la preoccupazione degli abitanti che si ripetano le recenti tragiche esondazioni. Se poi il bazar politico anti-Silvio dovesse prevalere, abbiamo la certezza che il nuovo centro salottiero romano abbandonerebbe questa terra al suo destino. Per il momento la speranza è che le dighe mobili siano più affidabili di Fini...
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