Venezia, niente film italiani alla Settimana della Critica

La pellicola di chiusura, costata solo 500 euro, sarà «La rieducazione» del collettivo Amanda Flor. Tra gli eventi l’omaggio a Otto Preminger

Pedro Armocida

da Roma

Tra le tante voci che si rincorrono sulla presenza di film italiani alla prossima Mostra di Venezia c’è da oggi una certezza: non ci sarà alcuna nostra opera prima in concorso. Lo ha rivelato Francesco Di Pace, delegato generale della 21a Settimana Internazionale della Critica (la celebre Sic, sezione collaterale ma autonoma della Mostra organizzata dal Sindacato Critici Cinematografici e specializzata in esordi), che tra le sette opere prime presenti in concorso dal 31 agosto al 9 settembre al Lido non annovera nessun film italiano, «così come non ce ne saranno neanche nelle altre sezioni del festival».
A dire il vero la Sic ha a lungo corteggiato L’aria salata di Alessandro Angelini (un documentarista che della scuola di Moretti e Calopresti) che però all’ultimo momento ha declinato l’invito adducendo la stramba giustificazione di non avere ancora una distribuzione e di aspettare un momento dell’anno migliore per uscire. Una decisione che non è piaciuta ai vertici della Sic, con Di Pace che dice «di non condividere la scelta» e con Bruno Torri, presidente del Sindacato, che aggiunge «peccato perché i festival sono fatti proprio per promuovere i film e aiutarli a trovare una distribuzione come è accaduto lo scorso anno con Mater natura di Massimo Andrei».
Che la nuova e temuta veltroniana Festa del Cinema di Roma ci abbia messo lo zampino? «Ci hanno assicurato di no e comunque a parte il diffuso clima di nervosismo nell’ambiente con una corsa ad accaparrarsi i titoli, il festival romano, almeno a noi, non ha creato nessun tipo di difficoltà», assicura Di Pace insieme agli altri membri della commissione di selezione (Massimo Causo, Adriano De Grandis, Marco Lombardi, Silvana Silvestri).
I sette film in concorso provengono come sempre da tutte le parti del mondo, diretti da registi giovani come l’argentino Sergio Mazza con El amarillo, l’ungherese Gyula Nemes con Egyetleneim, il canadese Noël Mitrani con Sur la trace d’Igor Rizzi, il taiwanese Yu-Chieh Cheng con Do Over. Di generazioni precedenti invece lo statunitense Dito Montiel con A Guide To Recognizing Your Saints (premio della regia allo scorso Sundance e con noti attori come Robert Downey Jr. e Chazz Palminteri), il polacco Grzergorz Lewandowski con Hyena e il francese Jean-Pierre Darroussin (l’attore feticcio di Guédiguian) con Le pressentiment.
A completare la Sic due eventi speciali, l’omaggio a Otto Preminger in occasione del centenario della nascita e del ventennale della morte con la proiezione in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema della copia restaurata da Sony del thriller Bunny Lake è scomparsa, e come film di chiusura il curioso La rieducazione del collettivo romano Amanda Flor costituito da Davide Alfonsi, Alessandro Fusto, Denis Malagnino e Daniele Guerrini. Girato in digitale in tre mesi e con un no budget di appena cinquecento euro, il film concorre come tutte le altre opere prime della Mostra al danaroso Leone del Futuro dotato di centomila euro messi a disposizione di Filmauro.