Venezia porta Goldoni a Barcellona e a Mosca

A 300 anni dalla nascita lo Stabile del Veneto rilancia il grande drammaturgo

Quel vulcanico uomo di teatro che è Luca De Fusco da anni alla direzione dello Stabile del Veneto promette per il 2007, anno goldoniano per eccellenza (il 25 febbraio prossimo si celebra il trecentesimo anniversario della nascita del grande drammaturgo), una serie di spettacoli che sotto vari aspetti non è esagerato definire memorabili. Dato che l'attività dell'ente veneto si articola in due sezioni complementari. La prima dedicata al lancio di due produzioni nuove di zecca più la ripresa della fortunatissima Trilogia della villeggiatura che, a firma dello stesso De Fusco, è tuttora richiestissima in ogni parte d'Italia. Mentre la seconda prevede ben tre testi di autori italiani contemporanei dedicati alla figura storica e al personaggio umano dell'autore della Locandiera e delle Baruffe chiozzotte. Grazie - in questi tempi di magra per il teatro dove, se si sprecano le iniziative, le auspicate provvidenze tardano ad arrivare - al contributo straordinario di un milione di euro messo generosamente a disposizione dalla Regione Veneto, l'annus mirabilis della consacrazione del Cogitore a «poeta della nuova Europa» (la definizione è del compianto Antoine Vitez) si annuncia ricco di ghiotte occasioni che fin da ora vi invitiamo a non perdere.
A cominciare dalla riproposta di uno dei titoli più singolari della folta produzione goldoniana, quelle Ultime sere di Carnovale che a suo tempo, nella splendida rilettura di Luigi Squarzina per il Teatro di Genova, fu universalmente salutato come un'autentica riscoperta. E che ora, nella regia di un maestro del calibro di Pierluigi Pizzi, tornato finalmente alla prosa cui tanto ha dato in passato dopo aver dedicato alla lirica le risorse del suo straordinario talento di regista, scenografo e innovatore dello spazio scenico, è atteso con viva curiosità dai suoi ammiratori. Programmato per il Carnevale 2007 e destinato, dopo le repliche italiane, a una tournée a Mosca (per ottemperare anche nella realtà alla decisione del protagonista Anzoleto di abbandonare la «bella Venegia per la lontana Moscovia»), lo spettacolo di Pizzi non sarà presentato al Goldoni ma per insindacabile decisione del regista «in quel magico luogo che va sotto il nome della Scuola di San Giovanni». In un audace rovesciamento prospettico che prevede una dislocazione assolutamente inedita del pubblico in un gioco di rimandi tra scena e platea che fin da ora suscita la curiosità degli addetti ai lavori.
Sarà poi la volta di uno dei capolavori meno frequentati del Nostro: La famiglia dell'antiquario che, come si ricorderà, oltre ad essere un'affettuosa celebrazione della città lagunare, punta il dito sulla sciagurata passione per il collezionismo che minaccia la sopravvivenza stessa dei nobili che ne reggono le sorti. Affidato a uno dei più grandi registi europei, il catalano Lluís Pasqual, affermatosi in patria dopo essersi fatto le ossa alla scuola di Strehler, lo spettacolo - dopo la prima del luglio prossimo nell'ambito della Biennale che lo coproduce tutt'uno al Teatro di Genova - sarà presentato al Festival Greco di Barcellona e in seguito al Piccolo di Milano. Per quanto riguarda infine la Trilogia di De Fusco è degno di nota l'ampio tour che la porterà da Francoforte a Colonia fino ad Amburgo in omaggio alla Germania, il paese d'Europa che conta, dopo l'Italia, il maggior numero di allestimenti goldoniani effettuati nel dopoguerra, secondo una ricerca avviata dallo Stabile del Veneto e dall'Università Ca' Foscari.
Per quanto riguarda infine i testi italiani vòlti ad incrementare l'interesse per Goldoni e la sua vita tanto ricca di sorprese, De Fusco annuncia un one man show a uso e consumo di Ugo Pagliai scritto da Cesare De Michelis e il monologo La vedova Goldoni firmato dalla poetessa Maria Luisa Spaziani. Ultime ciliegine sulla torta: il ritorno di Giulio Bosetti con Sior Todaro Brontolon e lo sbarco in Laguna di Andrei Koncialowski col cechoviano Gabbiano che, parlando di teatro a 360 gradi, i russi dedicano a Venezia come tributo della cultura slava alle iniziative della città dei Dogi.