A Venezia il reality di Valentino: "Rimpianti? Sono troppo buono"

Presentato con un gran galà il documentario che riprende gli ultimi due anni di lavoro del couturier fino all'addio alle sfilate. Caterinam, Isabella, Nicole e Alba: <strong><a href="/a.pic1?ID=286674">le esordienti del red carpet</a></strong>

Venezia - Ricordate i titoli di giornale come: «Oh Valentino che veste di nuovo...»? Dall’epoca dello stupore per il genio nascente, glianniSettanta/Ottanta, ValentinoGaravanièpassato dal successo al mito e ora è uno dei rarissimi italiani sui qualiunamericanoabbiagirato un film-documentario. Al giornalista Matt Tyrnhauer l’idea venne nel 2005, dopo che un suo articolo di Vanity Fair era stato ben accolto da Valentino stesso e dal compagno di vita e affari, Giancarlo Giammetti. Due anni di riprese digitali dalla realtà hanno dato a Tyrnahuer duecentocinquanta ore di immagini, confluite nell’ora e mezza di Valentino. The Last Emperor (V. L'ultimo imperatore), presentato ieri alla Mostra nella rassegna «Orizzonti - Eventi» in una serata mondanissima al Teatro La Fenice. Nel film Valentino (accompagnato a Venezia da Eva Herzigova) è l’artista, Giammetti il suo prodeeMatteo Marzottoil malvagio. Forsei rispettivi ruolisono stati meno netti nella realtà, ma il film è americano, quindi ha bisogno di buoni e cattivi. Comunque Valentino e Giammetti negano d’«aver prodottoofinanziatoil film». È verosimile, perché ci sono momenti irresistibili, da Vizietto.

Signor Garavani, dopo tante sfilate, la prima Mostra.
«Che emozione esser qui, dove si premia alla carriera Mario Monicelli (Ermanno Olmi, in realtà, ndr)».

Come giudica il documentario di cui è protagonista?
«L’ho visto per la prima volta ancora l’anno scorso, poi l’ho rivisto. Direi che fa vedere ciò che ho saputo fare ».

Regola d’oro della sua carriera?
«Riflettere molto. Occorre maturare una grande esperienza, non pretendere il successo dopo le prime due o tre collezioni ».

Lei ha vissuto per anni come interprete di un reality, sempre inquadrato!
«E le garantisco: non è piacevole avere qualcuno che ti riprende anche quando fai pipì».

Le indossatrici sono belle sempre. Le clienti talvolta.
«Ma ci sono donne che sanno comunque far vivere un abito. Ci sono tanti modi di essere eleganti».

Il modo certo per non esserlo?
«Strafare. Un dettaglio in meno aiuta, uno in più nuoce».

Nel film lei si commuove spesso.
«Perché sono sensibile. Alla prima vendita della mia azienda, ho pianto anche al Tg. Il primo a telefonarmi fu Agnelli».

Che le disse?
«Sei una persona vera».

Nel film lei inveisce: «Dopo di me il diluvio».
«Ormai il grande stile deve quasi distruggersi».

Ovvero?
«Occorre vendere alla massa».

Dunque?
«L’alta moda ne soffre ».

Lei se n’è ritirato...
«... C’è chi ne fa ancora. E spero rimanga».

Basta passerelle, solo grande schermo ora?
«Dovrei fare qualcosa per il teatro, come avevo fatto una volta per Balanchine».

Il cinema che ama?
«Quello di Luchino Visconti».

Ha un rimorso o un rimpianto?
«Non essere stato abbastanza duro. Nel film talora sono aspro con Giammetti, ma solo perché mi è caro; con altri sono stato troppo disponibile».

La frase non sua più bella del film?
«È di Karl Lagerfeld: “Rispetto a noi, gli altri fanno stracci”».