Venezia, sgambetto al Mose. Il governo affonda i lavori

Il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio blocca alcune infrastrutture funzionali al progetto Il governatore Galan: «Ingerenze assurde»

Venezia - Sembrava tutto pronto per far partire l'opera che dovrebbe proteggere Venezia dalla minaccia dell'acqua alta. E invece ecco autorizzazioni che non ci sono o da rifare. Si scatena il putiferio politico, con il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che chiede le dimissioni del ministro all'Ambiente Pecoraro Scanio. C'erano tutti gli elementi per mettere in moto la fase operativa del Mose, l'infrastruttura da 4,3 miliardi di euro pensata dal precedente governo e voluta dallo stesso Comune per non far finire sott'acqua il gioiello veneto. La positiva valutazione d'impatto ambientale (Via) era stata incassata nel gennaio 2005, eppure oggi si deve rifare tutto: non basta più un Via regionale, ma un iter sottoposto al Via di competenza statale.

Lo stop ad alcune infrastrutture funzionali al Mose è arrivato in una lettera spedita dal Ministero dell'ambiente al Magistrato alle acque di Venezia, oltre che ai ministeri per le Attività culturali, Infrastrutture, Ricerca, e a Regione Veneto. Ritornano indietro le lancette, stando alla missiva i cui dettagli sono emersi da Stefano Boato, rappresentante del ministero nella Commissione per la salvaguardia della città lagunare, in occasione dello studio effettuato dall'Osservatorio naturalistico della laguna di Venezia sull'impatto ambientale del sistema-Mose e consegnato alla Direzione generale ambiente della Commissione europea. Ma che cosa è successo di così grave da mettere in forse lo start? Il ministero non giudica essenziale la realizzazione di opere propedeutiche, in quanto non sarebbero affatto complementari. Ma il sindaco Cacciari ricorda che il voto ad ampissima maggioranza dato in Consiglio comunale è un traguardo intoccabile. Adesso, per il primo cittadino filosofo, «si tratta di controllare l'andamento dei lavori e di verificarne gli impatti».

Spuntano autorizzazioni mai concesse, nonostante il progetto fosse stato presentato a fine marzo al magistrato alle acque: in questo modo il ministero blocca i cantieri propedeutici al Mose, che fra l'altro sono già stati pianificati: a rischio le prefabbricazione dei cassoni per le opere mobili (una sorta di cantiere-piattaforma vicino a zone di importanza comunitaria o a protezione speciale), e il campo logistico per 400 operai a Santa Maria del Mare a Pellestrina. Va giù duro Galan contro Pecoraro e lo invita ad abbandonare lo scranno all'Ambiente, visto che «Chi sei tu, Pecoraro Scanio, per venire a Venezia a tentare di bloccare i cantieri del Mose? Si mette contro un'opera voluta anche dal suo governo». Con fermezza poi il governatore spedisce Pecoraro a Napoli: «Vattene a Napoli, vattene a produrre diossina e veleni con gli incendi, e così farai felici quanti non vogliono le discariche». Pecoraro dice che ci sarebbero colossali illegalità? «Perché non dice al suo governo quali sono?». Rivendica con orgoglio Galan l'appartenenza a una terra dove «le procedure vengono osservate». E non tollera il tentativo di intromissioni negli affari veneti: «Ma che ministro è uno che cerca ossessivamente di sottrarre competenze e ruoli al Veneto anche nel settore dell'impatto ambientale?». E poi, la sorpresa: «Mi meraviglia trovare Cacciari con questa pessima compagnia».

Bagarre al calor bianco cui si aggiunge la presa di posizione del presidente dei senatori di An, ed ex ministro all'Ambiente, Altero Matteoli: «Si usa la valutazione di impatto ambientale come una clava per fermare la realizzazione delle infrastrutture, un copione già visto qualche giorno fa con l'autostrada tirrenica». E dire che il Mose aveva, alla fine, messo d'accordo tutti: la decisione di realizzarlo porta la data del 28 settembre 2005, quando il Comitatone, presieduto dall'ex premier Berlusconi, aveva dato l'ok; a novembre 2006 il Comitato di indirizzo, coordinamento e controllo per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna presieduto dal Presidente del Consiglio, Romano Prodi, delibera di procedere al completamento delle opere del sistema Mose con gli interventi morfologici connessi. Come mai adesso diventano non complementari?