A Venezia spunta il tesoro nascosto sotto le sinagoghe

L'altro giorno ho pensato «ma dai che mi compro un telefonino nuovo» però subito dopo ho pensato «perché mai visto che fra un paio di mesi sarà un telefonino vecchio». Il giorno prima dell'altro giorno avevo pensato «ma dai che cambiamo il televisore di casa» e subito dopo ho pensato «ma no che non lo cambiamo il televisore perché avrà pure una sola porta uessebi però tempo sei mesi e ne troveremo uno più sottile, più hd, più tecno, persino più simpatico. Parlerà, farà pure i mestieri e si chiamerà Ugo».
Succede sempre così. E sempre più spesso succederà così. 'Sta cosa credo si chiami accelerazione del consumismo, deriva del consumismo e se non dovesse chiamarsi così, la battezzo io come tale seduta stante. 'Sta cosa che ci succede riguarda telefonini, televisori, computer, tablet, automobili, riguarda tutto. Persino la moda che sarà anche ciclica ma la cravatta è larga ieri e stretta oggi e larga domani ecchennoia. Sempre più spesso, tutto ciò che acquistiamo o desideriamo viene superato da lì a poco. Troppo poco. Un tempo avevamo il tempo per apprezzare ciò che era stato appena acquistato. Ci veniva concesso quel paio di anni come minimo. Ora no. Ora è come se, dopo poco, altri alzassero per noi l'asticella del soddisfacimento e quel che ci riempiva di gioia un attimo prima, un attimo dopo offrirà solo emozioni sbiadite perché abbagliati da altro. Credo non possa esserci vero piacere se non si avverte, almeno per un poco, che il nostro acquisto ha la possibilità di restare attuale. Io ho risolto il problema chiudendo, dopo ogni acquisto, la saracinesca di quel desiderio specifico. Mi sono imposto di usare l'oggetto almeno tre anni. Certo, poi capita di vivere con un telefonino che naviga sul web come la zattera di Pi. Però quando vedo terra e approdo e compro l'ultimo ritrovato, magari lo smarthphone, allora godo davvero il momento. Ma per tre anni non parlatemi di altri smart. Il mio è un android già vecchiotto. Vabbè, fra due anni scoprirò che è un filo lentino. Intanto però è il più bello del mondo. E il mio «intanto» è un momento lungo tre anni.