Veneziani: «Si è perso il momento giusto»

«Dovevamo premere per la ristrutturazione. Ora siamo alla stretta finale e sui piani dei candidati non c’è ancora chiarezza»

da Milano

Su questo nuovo rinvio pesa la minaccia sindacale? chiediamo a Marco Veneziani, segretario nazionale della Uil Trasporti.
«No. Nessuna catastrofe natalizia. I confederali hanno già detto che non faranno azioni contro le regole. La Uil in testa».
Perché allora questo ulteriore slittamento?
«Il governo è diviso. Comunque una cosa è vergognosa...»
Che cosa?
«Che dopo 13 mesi ci siano stati tre rinvii in 20 giorni e che il governo non si sia degnato di illustrare le proposte ai sindacati e ai cittadini. È giusto che decida l’azionista, ma la trasparenza è doverosa».
Siete preoccupati?
«Non è una situazione allegra, certo».
Avete incontrato i candidati?
«Solo Air One, che ci ha presentato il suo progetto».
Tutto chiaro?
«No. Non si capisce il ruolo delle banche e quale sarà il loro impegno».
E Air France?
«Le notizie le abbiamo apprese dai giornali».
Toto promette 5,3 miliardi...
«Belle parole. Ma vorrei capire meglio».
Avete preferenze?
«Non facciamo il tifo per nessuno, ma ci rendiamo conto che è arrivato il momento finale: in tanti anni la compagnia si è impoverita, con forti ricadute sul fattore lavoro. Il governo, che finora si è comportato in maniera vergognosa, dica qual è l’offerta migliore per il Paese, l’azienda, i lavoratori».
Col senno di poi, i sindacati sentono di avere delle responsabilità nella crisi dell’Alitalia? La compagnia è sempre stata sotto il tiro di scioperi, certificati medici, privilegi contrattuali...
«Alitalia andava ristrutturata tra il 1998 e il 2000, sotto Roberto Schisano. Lo cacciarono via. Con Cempella doveva fondersi con Klm: oggi saremmo la più grande compagnia d’Europa e Air France verrebbe a bussare da noi. Le azioni avevano raggiunto le 7mila lire. Erano state distribuite ai dipendenti in cambio-sacrifici: io ne avevo 56mila. Allora valevano 350 milioni, oggi mille euro».
Non mi ha risposto. Il sindacato ha qualche senso di colpa?
«Sì: non ha saputo premere per una vera ristrutturazione al momento giusto. Ma la grande responsabilità è del Tesoro e degli amministratori che si sono succeduti. Non hanno fatto nulla per risanare».
Perché?
«Una questione soprattutto di clima, fatto di resistenze sindacali e di ignavia pubblica».
E oggi?
«È essenziale evitare la scelta sbagliata, nell’interesse del Paese».
Chi vincerà?
«Non lo so. Anche se un anno fa avevo scommesso su Air One».
E Malpensa?
«È un bagno di sangue, lo abbiamo sempre detto. Alitalia ci perde 200 milioni all’anno. Nessun acquirente di buon senso potrà mantenere due hub».