Venezuela, industriale italiano ucciso dai suoi sequestratori

Dopo tre giorni di fuga hanno sparato alla testa dell’ostaggio. Il corpo ritrovato da un contadino a quattro ore d’auto da Caracas

Manila Alfano

Il sequestro di Filippo Sindoni, l'imprenditore di origini siciliane di 75 anni, rapito a Maracay, in Venezuela martedì sera, è finito nel peggiore dei modi. Il suo cadavere è stato ritrovato ieri mattina da un contadino in un terreno abbandonato a Carora, vicino a Barquisimeto, a circa quattro ore d'auto dal luogo del rapimento e a 500 chilometri da Caracas, legato con dello scotch e ucciso da una pallottola in testa. La polizia ha poi confermato la notizia diramando un messaggio attraverso l'emittente televisiva Globovision.
È stato questo il tragico finale per un piano di sequestro che ha funzionato solo per metà. L'imprenditore era stato rapito da quattro malviventi che, travestiti da poliziotti, avevano organizzato un finto posto di blocco. I sequestratori avevano fermato la sua auto in una strada nel centro di Maracay, nel nord del Venezuela e, dopo aver colpito alla testa l'autista, erano fuggiti portando via l'ostaggio.
Parte immediatamente la caccia all'uomo. L'imprenditore, nato a Capo d'Orlando, Messina, era amico del presidente venezuelano Hugo Chavez. I due erano si conoscevano da anni, da quando Chavez, non ancora eletto alla massima carica di presidente, aveva svolto parte del suo servizio militare proprio a Maracay. Secondo quanto riportato dal quotidiano venezuelano La voz, l'ambasciata italiana era in diretto contatto con il presidente.
Tre giorni di fughe per nascondere un ostaggio troppo ingombrante: i rapitori devono vedersela con i migliori investigatori del Paese. Il nervosismo sale, i malviventi si sentono braccati, con il fiato sul collo. Non hanno neppure il tempo di chiedere il riscatto. Probabilmente sentono di non avere più nessuna via d'uscita e decidono di ucciderlo. Il capo del Corpo investigazioni scientifiche penali e criminali della polizia venezuelana, Lisandro Zapato dichiara: «È possibile che, visto l’imponente meccanismo di ricerca organizzato dal governo, i rapitori si siano sentiti braccati ed abbiano deciso di mettere tragicamente fine al sequestro».
Intanto le indagini procedono. «Le autorità - ha dichiarato Zapata - stanno indagando a 360 gradi, senza escludere alcun movente: sequestro, delitto su commissione, vendetta. Un testimone sta collaborando con gli investigatori». Gli inquirenti hanno in mano tre identikit dei rapitori. La fine violenta dell’ostaggio non convince. «I fatti si sono svolti in modo talmente violento e veloce - dichiara il procuratore generale Isaia Rodriguez - da far pensare che, se si è trattato di sequestro, è stato gestito da persone senza esperienza». Qualcuno comincia a pensare che sia un rapimento anomalo, magari per ragioni politiche.
La moglie di Sindoni, Basilia Sgrò è partita subito per raggiungere Maracay dove già si trova uno dei fratelli della vittima che si era recato in Venezuela subito dopo la notizia del rapimento. L'altro fratello, al quale Filippo Sindoni era legatissimo, è il regista cinematografico e televisivo Vittorio Sindoni. I funerali si svolgeranno a Capo d'Orlando.
Filippo Sindoni è il terzo cittadino italiano a essere ucciso in Venezuela in poco meno di due mesi. Il 14 febbraio scorso era stato trovato morto, otto giorni dopo essere stato rapito, l'allevatore di origine campana Mario Giordano Vassallo. E il 24 dello stesso mese era stato ripescato in un lago il corpo senza vita di Rosina Di Brino, una studentessa universitaria originaria del Molise rapita a Maracaibo il 2 febbraio.
Negli ultimi mesi, sono aumentati i rapimenti di cittadini italiani a scopo di estorsione: i casi di connazionali nelle mani dei rapitori al momento noti sono tre, riferiscono alla Farnesina.