«Vengo al Politeama con la mia Bologna»

Luca Carboni, ieri era in viaggio verso Roma, e tra una galleria e un autogrill ha raccontato nell'intervista del suo nuovo tour, che è atteso a Genova venerdì prossimo, 30 marzo, al Politeama Genovese. Il tour «le Band si sciolgono» nasce per presentare dal vivo l'ultimo cd del cantautore bolognese, il primo interamente prodotto e arrangiato dallo stesso Carboni, ma è anche l' occasione per rivivere i successi del passato.
Da dove nasce l'idea di portare lo stesso tour in club, teatri e palasport?
«Perché mi piace l'idea di portare lo stesso concerto in situazioni diverse e magari avere anche la sorpresa di incontrare pubblici diversi. Credo che non ci sia un solo modo di vivere un concerto»
Nei Club com'è andata?
«Il concerto nei club è nato come esperimento, i palchi sono piccoli e bassi senza alcuna scenografia alle spalle, al centro c'è la musica e basta. Io e i miei ballavamo insieme al pubblico; vivi una dimensione più rock nei club, che mi hanno dato l'occasione di vivere l'incontro ravvicinato col pubblico».
E nei teatri e palasport?
«I teatri avranno, invece, una produzione e una scenografia più complessa: giocherò con le canzoni e i colori dei miei "segni & disegni" proiettati su tre grandi schermi che danno l'idea dei portici. Proietto alcuni dei miei disegni per giocare con i testi delle canzoni. Sono una specie di piccoli video clip ad hoc per ogni brano. In aprile, nei palasport, la produzione crescerà ancora, gli schermi diventeranno cinque e andranno a formare una immagine che richiama le luci dei portici della mia città: Bologna. Sicuramente si percepirà un'immagine suggestiva».
Un Luca Carboni inedito cantautore e musicista insieme?
«Come sempre, ho scritto tutte le canzoni (a parte la musica di "Lampo di vita" composta da Gaetano Curreri) e curato gli arrangiamenti. Inoltre ho suonato tutte le tastiere, programmato le ritmiche, suonato quasi tutti i bassi sinth e alcune chitarre. Sentivo l'esigenza di mettermi alla prova anche come musicista».
L'album «…Le band si sciolgono» si candida fra le migliori opere della canzone d'autore contemporanea.
«Per un cantautore la sfida è scrivere canzoni profonde e popolari, ma soprattutto essere sempre dentro il proprio tempo, senza assogettarsi passivamente alle tendenze. Il sogno è sempre quello di realizzare opere attuali e immortali allo stesso tempo».
Il tempo è il fil rouge del tuo ultimo cd: è un disco in bilico fra passato, presente e futuro?
«Il tempo è un tema affascinante: il tempo della nostra vita, l'attimo, l'eternità… Mi si è accesa una luce da ragazzo leggendo "La morte felice" di Albert Camus. Da allora ragiono spesso sul valore del tempo, sul mio rapporto con esso. Alla mia età (44 anni) il tempo non fa paura, forse perché è come essere in mezzo a un guado in cui passato e futuro sono equidistanti. Io sono sempre proiettato in avanti, però mi piace anche fermarmi e guardarmi indietro, riavvolgendo il nastro dei ricordi, delle emozioni e delle esperienze. E la nascita di un figlio cambia la prospettiva del tempo: ti fa scrutare il futuro non solo per te stesso, ma soprattutto per lui che sta crescendo».