«Venite a investire nel calcio ungherese. È un affare»

Mauro Bressan, 39 anni, è un'icona del calcio europeo. Il suo incredibile gol in rovesciata il 12 novembre 1999 a Firenze contro il Barcellona in Champions nel 3-3 ottenuto dai viola è diventato uno spot per l'Uefa. Dopo essere cresciuto nel Milan e aver vestito le maglie di Como, Foggia, Cagliari, Bari, Fiorentina (tre anni meravigliosi), Venezia, Lugano e Chiasso, dallo scorso 21 dicembre è direttore tecnico del Vasas Budapest in Ungheria.
Scusi Bressan, abbiamo già tanti calciatori italiani e allenatori all’estero, adesso ci si mette anche lei come dirigente?
«La mia è una scelta precisa: in Italia non è più possibile investire nel calcio, costa troppo, ma all’estero ci sono realtà inimmaginabili e con una spesa limitata si può davvero creare tanto. Per mesi ho girato l’Europa per studiare i club, dal Belgio alla Turchia, dalla Svizzera alla Slovenia, ora ho le idee chiare e cerco investitori italiani».
Intanto lei s’è accasato in Ungheria nel glorioso Vasas Budapest.
«Ho conosciuto il presidente Laszlo Markovits, tre partecipazioni come tennista alle Olimpiadi; il padre è stato un grande della pallanuoto ed ha allenato anche il Barcellona; mi sono trovato bene e mi ha dato carta bianca e potere di firma per riportare il Vasas nelle coppe europee».
Un progetto serio, dunque?
«Di più, vogliamo creare una scuola per i talenti e per i giovani emergenti di qualsiasi nazionalità, anche perché in Ungheria non c'è un limite per gli extracomunitari e soprattutto per gli italiani che non trovano spazio nel loro paese. Adesso puntiamo sul 22enne attaccante Repka, che ha già fatto un provino col Tottenham, sul tornante Lazok e sul franco-algerino Karim Benzene che potrebbe essere la sorpresa dei prossimi mondiali. Poi da giugno vorrei potenziare il settore giovanile con allenatori italiani, creare un centro di formazione per unire la tecnica degli ungheresi con i dettami tattici e atletici del calcio italiano. Già il Vasas è allenato da Gianni Della Casa e dal vice Roberto Allocco, ma voglio di più».
È una bella sfida.
«Guardi, con 2 milioni vinco il campionato e vado in Champions e assicuro a chi investe che, nel giro di 3/4 anni arriveranno gli utili. Adesso abbiamo davanti Debrecen, Videoton e Ujpest, ma abbiamo scavalcato Honved e Ferencvaros».
Lei in campo internazionale è un mito. Tutti ricordano il suo spettacolare gol in rovesciata al Barcellona.
«Quello con la Fiorentina è stato un gran periodo per me: coppa Italia vinta con Mancini, col Trap in Champions e poi quei tre mesi con Terim dove abbiamo giocato il più bel calcio possibile. Con me c’erano fior di campioni: Batistuta, Rui Costa, Chiesa, Di Livio, Torricelli, Balbo, Mihajtovic».
E oggi, vorrebbe essere allenato da Mourinho?
«Cavolo, è uno schietto, competente, intelligente e poi difende i suoi giocatori».
Anche Balotelli?
«Il ragazzo non è ancora maturo a 360 gradi per riuscire a gestire il personaggio che è. Ha bisogno di essere guidato».
E lei per chi tifa?
«Sono cresciuto interista, poi andavo in curva coi milanisti e mio padre amava la Fiorentina. Ma adesso tifo per Il Giornale perché il presidente Paolo Berlusconi mi ha voluto nella squadra che partecipa all’Adidas Cup e ogni giovedì tornerò da Budapest per giocare».