Vent’anni di toghe, veleni e sentenze sempre diverse

I FATTI
Negli anni ’80 la Mondadori è il principale gruppo editoriale italiano e controlla la Mondadori classica (libri e riviste) e il gruppo Espresso (riviste e quotidiani: Repubblica e Finegil). Nel 1988, gli azionisti Cir e Formenton sottoscrivono un accordo (segreto agli altri soci, tra cui Fininvest) per uno scambio di azioni.
LA POLEMICA
Formenton, lamentando inadempienze di Cir, chiede l’intervento di un collegio arbitrale. Il Lodo Pratis il 20 giugno 1990, a maggioranza, dà ragione a Cir. Formenton impugna il Lodo davanti alla Corte di Appello di Roma. Interviene anche Fininvest (alleata dei Formenton). Il 24 gennaio 1991 la Corte annulla il Lodo. Ad aprile si giunge alla spartizione: Mondadori classica a Fininvest, gruppo Espresso (Repubblica e quotidiani Finegil) a Cir. Mediatore è Giuseppe Ciarrapico, incaricato da Andreotti e voluto da Carlo Caracciolo (socio di De Benedetti).
IL PROCEDIMENTO PENALE
Nel 1995, a seguito di dichiarazioni di Stefania Ariosto, la Procura di Milano inizia indagini a carico, fra gli altri, di Berlusconi e Cesare Previti, cui viene contestata la corruzione del giudice Metta, relatore nella causa d’Appello sul Lodo Pratis. Nel giugno 2000 tutti gli imputati vengono prosciolti «perché il fatto non sussiste», nel marzo 2001 Berlusconi viene assolto per prescrizione e la Cassazione confermerà. Previti, il giudice Metta e altri nel marzo 2003 vengono condannati, ma nel 2005 la Corte di Appello li assolve tutti. Un anno dopo la Cassazione annulla la sentenza e rinvia in Appello, che condanna e rinvia al giudice civile per la liquidazione del danno. La Cassazione confermerà.
L’AZIONE CIVILE DI CIR
Ad aprile 2004 Cir cita Fininvest chiedendo 500 milioni di euro per danno extra contrattuale. Sostiene che la sentenza della Corte di Appello di Roma, essendo frutto di corruzione, è ingiusta e ha indebolito la stessa Cir nelle trattative per la spartizione. Si afferma che la corruzione di uno dei componenti della Corte ha privato Cir della chance di ottenere una sentenza favorevole. Per quantificare il danno, Cir si basa sulla differenza fra le condizioni della transazione effettivamente raggiunta nel 1991 e quelle di un’altra ipotesi di spartizione del giugno 1990 (quindi prima della sentenza che annullava il Lodo), ipotesi attribuita erroneamente a Fininvest (Cir non riuscirà a dimostrare che questa proposta è di provenienza Fininvest).
LA SENTENZA
Il 3 ottobre 2009 il Tribunale di Milano, giudice unico Raimondo Mesiano, condanna Fininvest a pagare a Cir circa 750 milioni di euro. Fininvest presenta una fideiussione bancaria per 806 milioni e Cir rinuncia all’esecuzione della sentenza fino alla decisione d’Appello. Mesiano riconosce che anche con un giudice non corrotto la Corte d’appello di Roma nel ’91 avrebbe potuto giungere alle stesse conclusioni: la Cir ha torto, Lodo annullato. Ma secondo Mesiano senza la corruzione di Metta Cir avrebbe avuto ottime probabilità di ottenere invece una sentenza favorevole. Stima anche, a spanne, le chance di Cir: 80 su 100, e in questa misura liquida il danno di Cir. Nel marzo 2010, la Corte d’Appello di Milano dispone una consulenza tecnica d'ufficio con cui riconosce che Mesiano commette una serie di errori grossolani: nella valutazione delle azioni Espresso calcola un maggiore danno a favore di Cir per ben 104 miliardi di lire, e calcola sempre a favore di Cir una cosiddetta «integrazione equitativa» di 92 miliardi di lire che i consulenti d’ufficio abbassano a 5,4 miliardi. Complessivamente, la consulenza d’ufficio dimezza circa la cifra stabilita da Mesiano a favore di Cir come risarcimento del danno.