Ventenne ucciso, amici sotto torchio

Interrogati i soci della vittima: l’avrebbero visto allontanarsi in compagnia dell’assassino

Amici e parenti sotto torchio. Una girandola d’interrogatori e, subito dopo, una raffica di perquisizioni: fino a ieri erano già una ventina. Decine di militari nelle case di tutti quelli che in qualche modo hanno avuto qualcosa da «spartire» con il ventitreenne ucciso l’altra sera alle 22.05 in via del Laghetto a Limbiate. Sotto pressione il giro degli amici e dei frequentatori della vittima.
La pista non sembra quella della criminalità ma dei rapporti personali: gli amici ed i clienti della piccola impresa edile che il ragazzo aveva aperto con un paio di soci, forse frequentata da qualche «testa calda». Un omicidio anomalo in ogni caso. Lo scenario tipico dello spietato regolamento di conti fa a pugni con l’arma usata, un coltello, e con la personalità della vittima. Loris non aveva mai avuto nessun tipo di problema con la giustizia. Non solo. Chi lo conosceva lo descrive come una persona tranquilla.
Ieri per tutta la mattina sono stati ascoltati dai militari dell’Arma i soci della vittima: due giovani uno di 20 anni, l’altro di 26 entrambi residenti a Cesano. Pare che abbiano raccontato tutto quello che sapevano. Potrebbero essere i testimoni chiave, che forse lo hanno visto allontanarsi con l’assassino. Il giovane viveva spesso con la madre in Veneto, e molte volte arrivava a Cesano Maderno per lavoro e per stare qualche tempo con il padre ed i tre fratelli. Il ragazzo sarebbe morto per emorragia interna e la pugnalata l’avrebbe ricevuta all’inguine sinistro a pochi metri dall’ingresso del ristorante «Al Gabbiano». Il particolare lo raccontano due dettagli: sull’asfalto dove è stato trovato non c’era parecchio sangue, e i vestiti che indossava non erano particolarmente inzuppati. Poi con quella ferita non poteva camminare più di una cinquantina di metri. Sulla faccia i sanitari gli hanno riscontrato anche diverse ecchimosi, segno che prima della coltellata fatale la vittima ha litigato col suo carnefice. Gli inquirenti sembrano di fronte ad un’esecuzione tutt’altro che pianificata, anzi per certi versi improvvisata. Sarà l’autopsia a spiegare l’esatta causa della morte del 23enne. Resta ancora da capire se vittima e assassino siano usciti assieme oppure hanno concordato un appuntamento in quella zona isolata per chiarire una questione che, per ora, nessuno riesce a capire. Nessuna traccia dell’arma del delitto.