Ventenne violentata da cinque romeni Volevano fuggire

Cosenza«Io voglio giustizia». Ha continuato a ripeterlo, ai carabinieri di Coprigliano, Eugenia, 21 anni, romena, in Italia da due anni dove lavora come bracciante agricola insieme al marito. Il suo incubo è iniziato nella serata di mercoledì, a Sibari, piccolo centro del cosentino, quando alcuni suoi connazionali che lavoravano con lei nei campi l’hanno seguita fino a casa. «Qualche ora fa sono venute due persone, Maricel e Valer, e mi hanno costretta a entrare in casa. Mi hanno presa per la giacca e l’hanno strappata toccandomi il seno, mi hanno palpato tutta. Mi dicevano lo sappiamo “che ti piace”. Cercavo di rifiutarli, ma quelli continuavano». È un fiume in piena, con le lacrime agli occhi, davanti al capitano dei carabinieri della compagnia di Corigliano. Piange, si dispera, ripete «Voglio giustizia» mentre stringe le mani del suo uomo. Le mani di suo marito, che quella sera ancora non aveva finito di lavorare e che quando è rientrato a trovato la moglie in lacrime che ha cercato di spiegargli l’accaduto: «Prima sono venute due persone, Maricel e Valer. Poi hanno chiamato altre tre persone, uno è il fratello di Valer, Paulo. Mi hanno buttato sul letto e poi..».
E poi è ancora una valle di lacrime. Di lei hanno abusato tutte e cinque ripetutamente: «Gli ho chiesto “perché fate così”?» continua Eugenia, che ha una figlia piccola che vive in Romania. Sospirando aggiunge «non ho potuto fare altro che lasciarmi andare. Sembravano delle bestie». Maricel Munteanu, 33 anni, Vasile Muresan 21enne, Varel Muresan 33enne, Paul Cristian Tanaven di 21 anni e Tiberiu Calin Lacutus di 20 si trovano ora in carcere a Castrovillari, in attesa della decisione del Gip che deve decidere sul fermo operato dai carabinieri. Lei questi cinque criminali li conosceva di vista, lavoravano nei campi, dove lei con il marito raccoglie le arance. Come tanti altri connazionali. Da queste parti vivono circa 500 romeni, tutti braccianti agricoli. Una comunità che adesso teme rappresaglie.
Le facce delle cinque bestie Eugenia non le dimenticherà mai. Mentre la violentavano la giovane è riuscita a guardare tanti aspetti. I tatuaggi sulle gambe, sulle spalle. Ha visto tanto. Le immagini le sono rimaste impresse quanto basta per fornire ai carabinieri elementi sufficienti alla loro identificazione. Le similitudine con l’altro stupro di gruppo di Guidonia, sono tante. Lo stesso numero di persone che componeva il branco. La stessa nazionalità. La stessa reazione dopo lo stupro. Il tentativo di fuga. Forse erano pronti a lasciare persino l'Italia. I carabinieri, quando hanno fatto irruzione nelle abitazioni dei componenti del branco, in contrada Bruscata, nei pressi della stazione di Sibari, hanno notato che i cinque avevano preparato le valigie per fuggire. Tutto era pronto per la grande fuga. Una fuga fallita grazie alla tempestività delle forze dell’ordine che, come a Guidonia, hanno lavorato ininterrottamente per 24 ore fino a chiudere il cerchio delle indagini.