Venti di guerra tra Colombia e Venezuela

Bogotà: "Denunceremo Chavez al Tribunale internazionale per la sua complicità con le Farc". L'Ecuador accusa: Uribe ha impedito la liberalizzazione degli ostaggi

Venti di guerra in America latina per l’eliminazione mirata di un capobastone della guerriglia marxista colombiana, ormai più legata al narcotraffico che al socialismo reale. A decidere l’attacco è stato il presidente colombiano Alvaro Uribe, che sabato scorso ha ordinato il raid sul territorio dell’Ecuador. Subito è intervenuto il populista venezuelano Hugo Chavez chiudendo i confini, mobilitando l’esercito ed espellendo i diplomatici di Bogotà.

L’ex paracadutista diventato presidente guida il fronte “rosso” anti Uribe con la benedizione di Fidel Castro. Il leader rivoluzionario cubano, con un piede nella fossa, ha firmato un editoriale che condanna come un «crimine mostruoso» l’uccisione dei guerriglieri delle Farc. Peccato che le Forze armate rivoluzionarie della Colombia, la guerriglia più longeva dell’America latina con i suoi 44 anni di attività, siano state dichiarate organizzazione terrorista sia dagli Stati Uniti che dall’Unione europea. Ad aggiungere un ulteriore elemento è stato ieri il vicepresidente colombiano Francisco Santos Calderon che ha denunciato che le Farc sarebbero «sul punto di negoziare l'acquisto di materiale radioattivo necessario per la realizzazione di bombe “sporche” a scopi di distruzione di massa e terrorismo», mentre la Colombia vuole denunciare al Tribunale internazionale Chavez per la sua complicità con le Farc in quello che è definito un vero e proprio «genocidio». Il morto che ha dato origine a tutta la vicenda è Raul Reyes, numero due delle Farc, eliminato sabato scorso grazie ai satelliti americani e all’addestramento israeliano con un bombardamento mirato da parte degli aerei colombiani. Il raid è avvenuto sul territorio dell’Ecuador, nella zona di Isla Santa Rosa, dove Reyes, più che nascondersi, aveva una base sicura.

Dopo l’attacco, che ha ucciso 16 guerriglieri, i reparti speciali colombiani della forza Omega sono piombati sull’accampamento portandosi via i corpi e sequestrando tutto quello che trovavano. Dai computer ancora intatti delle Farc sarebbero emerse diverse notizie imbarazzanti. La più allarmante riguarda la comunicazione via mail fra due comandanti che parla di una trattativa per l’acquisto «di materiale radioattivo, elemento primario per sviluppare armi sporche di distruzione di massa», denunciano i colombiani.

Altre informazioni svelano un canale di comunicazione diretto fra Reyes e il ministro per la Sicurezza interna dell’Ecuador molto vicino al presidente Rafael Correa, che adesso strepita per la prepotenza colombiana. Le autorità di Quito ammettono solo contatti riguardanti la liberazione di 12 ostaggi nelle mani dei guerriglieri-terroristi. Fra questi la prigioniera più famosa, Ingrid Betancourt, la franco-colombiana candidata alla presidenza del paese sudamericano e rapita nel 2002. Il raid, dicono gli ecuadoriani, ha interrotto nel momento decisivo le trattative. Sembra che Reyes, il comandante ucciso, avrebbe voluto incontrare lo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy per consegnargli la Betancour, gravemente malata.
Sempre dai computer sequestrati nei raid è saltato fuori che Chavez avrebbe dovuto versare 300 milioni di dollari nelle casse delle Farc. Per tutta risposta il presidente venezuelano ha mandato dieci battaglioni al confine con la Colombia mobilitando anche il Nicaragua dell’ex sandinista Daniel Ortega contro il pericolo Uribe, punto di riferimento degli americani nell’area. Non caso ieri il presidente George W. Bush ha telefonato al capo di Stato colombiano per garantirgli tutto il suo appoggio e definendo poi Chavez, in una conferenza stampa, un «provocatore».

Le Forze armate rivoluzionarie della Colombia nascono nel 1964 per diffondere con le armi il verbo di Marx e Lenin e crescono fino a contare 16mila combattenti. Negli Anni ottanta scoprono il business della droga e a colpi di mitra assumono il controllo delle coltivazioni di cocaina o si fanno pagare il pizzo dai narcotrafficanti. Risultato: la Colombia produce 600 tonnellate di cocaina all’anno. Nel 1998 i capi della segreteria politica, che controllano le sette divisioni delle Farc, decidono di intavolare trattative con il governo. Prima di tutto si fanno garantire una zona di 42mila chilometri quadrati dove i soldati si impegnano a non entrare.

Nel 2002 il negoziato finisce nel sangue e con il rapimento della Betancourt, mentre il destrorso Uribe viene eletto per la prima volta presidente. Contro le Farc Uribe ordina il pugno di ferro, ma anche un’amnistia in cambio dell’abbandono delle armi, che decima il movimento. Negli ultimi tempi il gruppo armato è in seria difficoltà ed oggi conterebbe su soli 6mila uomini, il 40% dei quali donne. I reparti speciali della Forza Omega colpiscono duro eliminando o catturando un comandante dietro l’altro.