Venti di inflazione sulle Borse europee

Indici ai minimi da due mesi: ieri sono scesi soprattutto i titoli legati alle materie prime

da Milano

Scivolano le Borse Europee con l’indice della Borsa di Londra che, tra ieri e venerdì, ha messo a segno la perdita più grave subita in soli due giorni negli ultimi tre anni. E le cose non sono andate bene a Milano, dove il Mibtel ha perso l’1,44% mentre lo Star ha segnato un meno 2,2. A pesare sugli indici anche lo scandalo che ha travolto le squadre di calcio quotate Juve e Lazio.
A intimorire gli investitori tre fattori principali: il possibile rialzo dei tassi di interesse, l’aumento dei prezzi delle materie prime con i risvolti sulle tensioni inflattive e il deprezzamento del dollaro. Una miscela che, sommata ai rialzi accumulati negli ultimi tre anni, potrebbe diventare esplosiva. Così gli indici, che nel corso della giornata di ieri hanno toccato il minimo da due mesi, sono stati trascinati in territorio negativo. A guidare i ribassi sono stati i titoli che hanno corso di più. Come i minerari, Bhp Billiton in testa (meno 4,3%), e tutto il comparto delle materie prime che ha perso il 6,3%. «Un innalzamento del costo del denaro potrebbe infatti comportare un passo indietro della domanda e questo fenomeno peserebbe soprattutto sulle commodity», ha detto un gestore. E se Tokyo ha chiuso con una perdita dello 0,69%, in Europa le perdite sono state tutte superiori al punto percentuale. Oltre allo spauracchio inflazione-tassi, a pesare sugli indici è anche il rafforzamento dell'euro contro dollaro, fattore che incide negativamente sui conti delle più grandi società esportatrici. Anche a Wall Street la giornata è stata difficile (Dow più 0,13%, Nasdaq -0,49%), ma il calo delle materie prime e del petrolio, sceso sotto quota dei 70 dollari il barile (meno 3%), ha in parte frenato i timori della ripresa dell’inflazione. Secondo gli analisti appare dunque più remota la prosecuzione del ciclo rialzista dei tassi da parte della Federal Reserve che aveva preso corpo dopo le dichiarazioni della Banca centrale Usa seguite al sedicesimo rialzo consecutivo del costo del denaro in cui si lasciava la porta aperta a ulteriori strette a breve.
A rassicurare il mercato sullo scenario tassi è giunto anche l'indice Fed di New York che monitora l'andamento del comparto manifatturiero, sceso a maggio a 12,4 dal precedente 15,8. Il dato, che gli analisti si attendevano invece in aumento a 16,2, indica un rallentamento nell’attività economica negli Usa che non favorisce dunque la prosecuzione del ciclo rialzista del costo del denaro.