«Venti milioni per le famiglie:

(...) Come avevo proposto, la sede dell’incontro sarà il Tavolo Lombardia, istituito con il decreto sull’Expo e che ha competenza sulle infrastrutture».
Appuntamento per rilanciare l’hub di Malpensa, affrontare l’evento del 2015, l’Expo. Ma ci sono anche altri temi?
«Sarà occasione per affrontare la questione del federalismo. Che ha visto la Regione Lombardia antesignana. Abbiamo collaborato alla stesura del testo approvato che è buono, un primo gradino».
Vuol dire, governatore Formigoni, che occorre compiere un’accelerazione?
«L’avvio è più che positivo, ne prendiamo atto ma attenzione il federalismo non è solo di natura fiscale. Il federalismo si compirà anche con il Senato delle Regioni e con l’adozione della devoluzione, con il trasferimento di dodici materie dallo Stato alle Regioni. Come dire: non contesto la scelta di essere partiti da quello fiscale ma ricordo che senza il trasferimento delle materie stiamo parlando di un federalismo monco. Trasferimento delle materie significa infatti un’amministrazione migliore e più vicina ai bisogni dei cittadini come, ad esempio, sul fronte della scuola, dell’ambiente e pure, tra l’altro, dei beni culturali. Insomma, la Lombardia batte un colpo di gong al Governo».
Un «colpo di gong» anche per scali, slot, rotte e piano Cai?
«Sul fronte aeroporti c’è un dato di fatto: il servizio reso da Cai, la compagnia aerea guidata da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, non basta, è insufficiente alle esigenze della Lombardia che rappresenta il 35 per cento dell’export italiano e che è pure la regione dove hanno sede il 52 per cento delle imprese straniere in Italia. La questione è semplice: o Cai rafforza in maniera decisa l’offerta dei voli sul Nord senza chiederci di sacrificare Linate oppure dobbiamo chiedere al Governo Berlusconi la liberalizzazione delle rotte internazionali e di quelle aeree nazionali. E lo chiediamo pure per quelle nazionali perché è incomprensibile offrire un vantaggio, un monopolio sulla tratta più redditizia, la Milano-Roma, a Cai che però non si adegua».
Poi, c’è la questione Expo.
«Quello che adesso serve è fluidificare i rapporti. Ricordo che mancano due miliardi di euro per il completamento delle opere. Al Governo Berlusconi chiediamo garanzie che arriveranno per la realizzazione di quanto previsto dal programma di Expo che rappresenta una straordinaria opportunità di incontro, di dialogo e di integrazione fra popoli, economie e società».
Al di là degli scali e dell’evento del 2015, c’è la crisi. Come la tampona Regione Lombardia?
«Concretamente, con aiuti alle imprese e alle famiglie. Per le piccole e medie aziende abbiamo già stanziato tre milioni di euro come garanzie oltreché altre misure di intervento. Alle famiglie venti milioni di euro che in soldoni è un contributo di 1.500 euro erogato in tre tranche di 500 euro. Cinquecento euro, denaro contante per le famiglie numerose che sono i soggetti sociali più fragili ma allo stesso tempo più importanti in una situazione economica debole. Famiglie con almeno tre figli minorenni, selezionate in base all’indice Isr - ovvero l’indicatore della situazione reddituale - che è riferito a redditi non superiori ai 10mila euro. E per capirci: 10mila euro Isr corrispondono a un reddito annuale di 28.500 euro».
Ancora una volta, dunque, uno sforzo considerevole per le casse della Regione. Ma qual è il segreto che consente al Pirellone di offrire contributi sostanziosi in tempo di crisi?
«È la nostra risposta alla lettura dei bisogni sociali. É possibile perché le spese generali della struttura, della macchina regionale rappresentano solo il 9 per cento del bilancio mentre il restante 91 per cento è a disposizione delle politiche. In altre Regioni, meno attente agli stipendi dei dirigenti e agli sprechi, il costo della struttura assorbe il 20 per cento delle risorse e in alcuni Ministeri tocca anche il 24 per cento. Anche su questo fronte, allo Stato chiediamo però di fare la sua parte come noi la stiamo facendo da cinquemila giorni».
Già, presidente Formigoni, da cinquemila giorni la Regione Lombardia è governata dal centrodestra. C’è un giorno più importante degli altri?
«Tanti. Ma credo che sia stato un gran bel giorno quando ho istituzionalizzato il buono scuola perché è stata una battaglia di libertà contro l’educazione statalista».
Un’ultima domanda, quasi d’obbligo: le provinciali a Milano, il suo ex vice Viviana Beccalossi che corre a Brescia e le tensioni di An.
«Non dobbiamo commettere l’errore di dividerci. Il 7 giugno non è dietro l’angolo e, quindi, è possibile ancora compiere qualche lavoro di cesello ma sempre conservando l’unità e la compattezza. Soprattutto a Milano dove a Palazzo Isimbardi lo sfidante è Filippo Penati, un politico abile e temibile che ha governato con la zavorra dell’estrema sinistra e questo è stato il suo fallimento».
Gianandrea Zagato