In venti al rosario anti moschea

Si sono ritrovati in venti persone in piazza alle otto di sera in punto, come avevano promesso. Nonostante il fatto che i loro parroci e lo stesso arcivescovo Angelo Bagnasco avesse detto loro di non partecipare al rosario, alcuni abitanti di Cornigliano si sono ritrovati in piazza Massena per dedicare il quartiere alla Madonna e chiedere un’intercessione affinché i politici e gli amministrazioni locali sappiano fare le scelte giuste. Vedi non consentire la costruzione di una moschea in via Coronata, dando così più spazio di azione alla comunità islamica, già molto radicata nella zona. L’iniziativa, dalla quale hanno tenuto le distanze molti esponenti politici della Casa delle Libertà, è stata organizzata da Luciano Silighini Garagnani, presidente del Club di Forza Italia Modigliani, che (appoggiato da Forza Nuova che ha portato in piazza anche una decina di bandiere nere), ha difeso la propria idea a spada tratta, fino all’ultimo. Anche contro l’attacco della Chiesa. «Sono rimasto molto stupito delle dichiarazioni della Curia, mi sembra assurdo, io ho sempre dichiarato che era soltanto una preghiera per affidare il quartiere alla Madonna, come sempre è stato nel corso della storia, anche genovese». Monsignor Bagnasco finisce anche nel mirino di don Giulio Maria Tam, sacerdote lefebvriano, sospeso a divinis, presente ieri sera: «Si rilegga la storia della Chiesa - ha attaccato l’ex sacerdote -. Chi non sa difendere la propria cività cade nella schiavitù». A padre Tam si è avvicinato anche don valentino Porcile, parroco di Cornigliano, per chiedergli di soprassedere dalla manifestazione. Ma il suo appello è stato respinto.
Il rosario non è stato dunque annullato. Silighini Garagnani era convinto ad andare fino in fondo. «La nostra non è altro che una preghiera alla Madonna. E non mi risulta che per pregare occorra alcuna autorizzazione», insisteva con forza l’organizzatore commentando con la gente l’inedita presa di posizione della Curia genovese contro la manifestazione di Cornigliano. «Vogliamo semplicemente affidare il nostro quartiere di Cornigliano alla Madonna - prosegue il combattivo presidente del Club Forza Italia Modigliani - così come alla fine del Settecento fecero gli abitanti di Cornigliano alla vista dei soldati austriaci accampati nell’alveo del torrente Polcevera». «Sono meravigliato del comunicato della Curia - continua - perché la Curia dovrebbe essere contenta che tanti giovani si riuniscano per affidarsi alla Madonna, invece che scrivere insulti sui muri o rompere vetrine di negozi».
Tra coloro che non hanno partecipato alla manifestazione, pur essendo stato invitato, è il teologo Peppino Orlando, promotore, peraltro, di una recita del rosario in strada poco prima delle passate elezioni. «Non vado perché un conto è il singolo, un conto è l’organizzazione politica che organizza un rosario. È il modo sbagliato di proporre un’iniziativa come questa... Io ero singolo e loro sono un’organizzazione politica visto che parliamo di un club di Forza Italia e di Forza Nuova».
Si dissocia proprio lei che alla vigilia delle elezioni aveva sgranato il rosario in piazza... «Certo. Fu diverso. Io andai dalla Digos e spiegai che quel giorno a quell’ora sarei andato a recitare il rosario in piazza come singolo cittadino ferito nella propria coscienza cristiana. C’erano di mezzo delle offese alla Madonna, offese gravi, e io allora ritenni che sarebbe stato necessario un rosario “riparatore“. Quella volta la Curia non disse nulla, semplicemente mi ignorò».
Invece in questo caso l’arcivescovo Angelo Bagnasco in un comunicato ufficiale della Curia «ne fa presente l’inopportunità ed esprime la disapprovazione di ogni strumentalizzazione della preghiera mariana. Tale recita non ha pertanto alcuna autorizzazione da parte dell’autorità diocesana competente», si legge nel comunicato diffuso l’altro giorno dalla Curia. Perché, secondo lei? «Me lo chiedo anch’io. A me dispiace che la Curia e i parroci di Cornigliano abbiano dato addosso a questi integralisti cattolici che non vogliono però essere violenti. In fondo sia in questo caso, sia nel caso della Chiesa in genere, il cattolicesimo diventa spesso forza di pressione politica».
E continua. «Quando dal pulpito i parroci mi vengono a chiedere di destinare l’8 per mille alla Chiesa nella mia dichiarazione dei redditi, oppure spiegano ai fedeli perché le loro attività educative e sociali non devono pagare l’Ici come fanno tutti i cittadini, allora entrano negli affari dello Stato. Allora va bene e nessuno obietta nulla. Allora perché in questo caso si bolla chi vuol recitare il rosario per strada? Perché non si accusano allo stesso modo i musulmani che invadono una via per inginocchiarsi verso la Mecca? In questo momento mi sento tra due fuochi. Ho deciso di non andare al rosario perché non mi sembra l’iniziativa di singole coscienze, ma sono anche imbarazzato nel dover vedere che la Chiesa rifiuta a questi cattolici un loro modo di espressione che sinceramente non fa male a nessuno».
Forse, viene da pensare, perché è «contro» qualcosa, mentre lo spirito del cristianesimo è condivisione e accoglienza. «Io credo che in ogni caso la Chiesa sbagli a prendersela con questi individui, parlo dei cattolici integralisti, che giudico, in questa congiuntura, “storicamente perdenti”. Dire il rosario in pubblico quale libertà minaccia? Nessuna, dico io. Io difendo profondamente la libertà di questi gruppi di cattolici integralisti, basta che siano pacifici. In questo senso trovo spiacevole la posizione dei parroci di Cornigliano e dello stesso arcivescovo Bagnasco».