Ventidue storie intrecciate nel «Grand Hotel» del 1968

Il film di Emilio Estevez s'intitola Bobby, Kennedy però si vede solo in tv, in immagini di repertorio, perché questo non è un RFK dopo JFK: è un rifacimento di Grand Hotel. Dunque, gente che va e gente che viene, incluso l'assassino del senatore. Ma nei centoventi minuti precedenti il delitto si accavallano ventidue vicende, salvo una, di fantasia, accomunate dallo svolgersi nell'albergo e nel giorno del delitto: 5 giugno 1968. Nel Partito democratico erano in corso le primarie per la candidatura alla presidenza che opponevano Kennedy a Mc Carthy. Esiguo film politico, densa commedia amara, Bobby vive di scarse novità e alte professionalità, con divi di ieri che impersonano cantanti alcolizzate (Demi Moore), estetiste tradite (Sharon Stone) da scialbi mariti (William H. Macy) con giovani arriviste (Heather Graham), mariti d’età (Martin Sheen, padre del regista) succubi di mogli fatue (Helen Hunt) e pensionati (Harry Belafonte e Anthony Hopkins, i personaggi migliori); il lato giovane è affidato a Elijah Wood, pronto a sposarsi pur di evitare il Vietnam (ai coniugati di leva toccavano le basi in Germania).

BOBBY di Emilio Estevez (Usa, 2006), con William H. Macy, Heather Graham. 120 minuti