Ventiquattr’ore in bici per battere un record e per i «bimbi farfalla»

Ventiquattr’ore in bicicletta. Ventiquattr’ore per cercare di battere il primato del mondo di ciclismo su pista dell’americana Seana Hogan che resiste ormai da 18 anni percorrendo 700 chilometri esatti. E magari qualche metro in più. Ma soprattutto 24 ore per cercare di dare un aiuto al piccolo Mattia, un bimbo colpito da Epidermolisi bollosa, una rarissima malattia della pelle per cui non c’è una cura conosciuta, nota come malattia dei bambini farfalla. Anna Mei, ciclista milanese cresciuta in una famiglia di sportivi(suo nonno Vincenzo fu uno dei primi maestri di tennis in Italia e il capitano della squadra di Coppa Davis negli Anni Trenta), ci sta provando oggi sulla pista di Busto Garolfo per una pedalata infinita alla media dei trenta orari. «Con il mio allenatore abbiamo fatto due conti - spiega fiduciosa -. Pedalando per 23 ore a trenta all’ora arrivo ai 700 chilometri e posso gestire un’ora di soste per mangiare o per altri problemi. Saranno pause molto brevi perché in queste competizioni risalire in bicicletta dopo uno stop è sempre abbastanza complicato». Un’impresa. Un sforzo fisico non indifferente ma soprattutto un grande sforzo mentale. Sì, perché resistere per 24 ore in bicicletta girando in tondo su un anello di 380 metri non è cosa da poco. «E infatti quello psicologico è stato uno dei punti determinanti della preparazione di questa sfida - spiega il tecnico Fabio Vedana -. Il vero nemico per Anna sarà infatti la monotonia perchè girare per un giorno intero su un anello può anche diventare un’ossessione». E non c’è di peggio per la testa, il cuore e le gambe di un atleta. Poi c’è l’aspetto più tecnico. Anna Mei che infatti corre normalmente gare con bici da strada e mountain bike per questo record ha dovuto adattarsi ad una bici da pista e cioè senza cambi e con lo scatto fisso. Il resto è cambiato poco. Anche perché Anna Mei è un’ultra atleta - biker e non solo, che ama le sfide lunghe e apparentemente impossibili. Conosciuta ai più per queste sue qualità sulla distanza, oltre che per le sue doti di sportiva a tutto tondo è un’insegnante di educazione fisica che da anni si dedica ormai alle corse lunghe una giornata. Ora però alla sfida si aggiunge un grande sogno che è quello di aiutare Mattia: «Sarà la motivazione che mi servirà per tutta la gara - racconta la Mei -. Per me cercare di aiutare Matteo e chi ha il suo stesso problema è un’emozione infinita e questa emozione si trasformerà in energia...». Una corsa quindi tutta dedicata a sostenere la famiglia del piccolo Mattia Lomuscio che da anni sostiene la ricerca attraverso una onlus molto attiva (www.debraitaliaonlus.org) e a cui verranno destinati tutti le donazioni raccolte. Durante la 24ore record, Anna Mei raccoglierà fondi con un punto accoglienza all’interno del velodromo per finanziare un progetto di ricerca condotto dall’équipe di Modena guidata dal professor Michele De Luca sulla terapia genica e sull’applicazione di cellule staminali epiteliali in medicina rigenerativa. Una speranza che la campionessa milanese spera di sostenere con la sue pedalate e con una sfida che sarà trasmessa e seguita anche dalle telecamere di Bikeshow Tv, il canale di solo ciclismo diretto dall’ex campione di Mtb Danilo Gioia che va in onda su Sky.