Ventisette furti in una notte. Presi ladri stakanovisti

Gira che ti rigira la colpa è sempre della crisi. Ti tocca rimboccarti le maniche, lavorare di più, far girare l’economia, trasferire beni nei Paesi in via di sviluppo, per dare una mano a chi ha bisogno, preferibilmente posaterie d’argento, collane, braccialetti e accessori fatti a mano. Per questo adesso Vadim, Gheorghe, Ion, Ruslan, Vania e Aliona, cinque lui e una lei, tutti moldavi, ti guardano così: cosa abbiamo fatto di male? Colpa vostra semmai, dicono, che vi ostinate a non detassare gli straordinari, a non premiare meritevoli e motivati, a non rilanciare i consumi, soprattutto al di là del muro di cinta.

Ecco gli immigrati che ci piacciono, pieni di voglia di fare, che non stanno lì a guardare l’orologio e che si accontentano di quello che c’è. Stakanovisti, vetrina della nuova economia, gente con un attaccamento al lavoro capace di commuovere il popolo di Carramba. In una sola notte a Rio Saliceto, hanno piazzato ventisette furti, più o meno un paio all’ora. Senza fiatare. E poi mai uno sciopero, mai un’assemblea. A lavoro finito, raccontano le intercettazioni dei carabinieri, telefonavano alle famiglie, stanchi morti: «Scusa tesoro se ti chiamo solo adesso, ma ho fatto tardi anche stanotte, ti mando delle belle cosette però, vedrai, sarai l’invidia delle vicine...». Sliera, Bomborto e Campogalliano, nel Modenese; Rio Saliceto, Campagnola Emilia e Novellara nel Reggiano; Cento e Comacchio, nel Ferrarese; Lugo, Faenza e Bagnara di Romagna, nel Ravennate. Rase al suolo e saccheggiate.

A parte se stessi avevano rapinato tutti: in tre mesi hanno razziato beni per centinaia di migliaia di euro, peggio di Attila e gli Unni, qualcosa hanno trovato a casa di uno di loro a Bologna, il resto è finito alle loro Desperate Housewifes in Moldavia che hanno provveduto a piazzare la roba al mercato nero degli amici degli amici. Non a caso l’operazione è stata chiamata «Tabula Rasa». I carabinieri della Compagnia di Guastalla che li hanno arrestati, colonnello Fichera in testa, dicono che i sei sarebbero la cellula di una rete di moldavi organizzati in squadre, una società così segreta che nemmeno quelli che ne fanno parte lo sanno.[

Ecco, i rapinatori stakanovisti ci mancavano. Finora avevamo incontrato i ladri pendolari, partenza da Catania il lunedì, notte a dormire in macchina nelle Marche, colpo a Trento e rientro a casa per il weekend. E una compilation strappacuore di casi umani. Quelli che rapinano crediti artigiani a Cesano Maderno «perché con lo stipendio da operaio non riusciamo ad arrivare al 27» e quelli che, 69 anni l’uno e 71 l’altro, rubano macchine con il carro attrezzi a Garbagnate «perché con la pensione da ciabattino che ci ritroviamo manco riusciamo a comprarci il pane», quelli che ripuliscono gioiellerie a Bari e poi si scusano con la gentile clientela: «Non è colpa nostra signora se rubiamo, è colpa dello Stato...» e quelli che a Pizzighettone si addormentano sul divano dell’appartamento del rapinato perché non si può più tenere questi ritmi, prima o poi si crolla sul posto di lavoro. I moldavi, e pensare che Stakanov era ucraino, sono stati denunciati due volte: dai carabinieri di Guastalla per associazione a delinquere finalizzata al furto. E dalla Lehmann Brothers per plagio.