Il vento dell’Est fa volare Recco

da Barcellona

Ha ventinove anni, si chiama Norbert Madaras, è nato ad Eger, una delle maggiori città dell’Ungheria, è mancino, dote rara per chi gioca a pallanuoto. Gioca dalla stagione 2004/05 nella Pro Recco, e con la squadra allenata da Pino Porzio ha conquistato il grande slam la scorsa stagione (Coppa europa, scudetto e coppa Italia). Sabato sera, negli ultimi cinque secondi dei tempi supplementari dell’esaltante finalissima di Euroleague, ha regalato, segnando la rete del 13-12, alla Pro Recco, il quinto titolo continentale, terzo da quando è nata l’attuale formula. Dunque la Pro Recco, per la terza volta in finale consecutivamente con lo Jug Dubrovnik, passa a condurre per 2-1 questa sua personalissima sfida con la formazione croata. Una sfida però costretta nell’ombra da un brutto schiaffone che questo meraviglioso sport, troppo spesso in balia di persone che non lo sanno apprezzare ma solo utilizzare, ha preso per l’ennesima volta. Infatti per la prima volta nella storia la finale si è disputata in campo neutro, ossia lontano dalle quattro sedi delle squadre coinvolte (Mladost Zagabria, Vasas Budapest, ed appunto Pro Recco e Jug) e per la prima volta, pur catturando un notevole interesse mediatico (Rai su tutti) mostrando a tutto il mondo che l’incapacità dei dirigenti della Leaque Europeanee de Natation ha prevalicato ogni limite: si è giocato, infatti, all'aperto, in un impianto, la Piscina Municipal di Barcelona, praticamente abbandonato (non ospitava manifestazioni dal 2003), senza la benché minima garanzia di sicurezza per il pubblico, per i media (un giornalista genovese è finito all’ospedale per una scivolata in gradinata), e per gli stessi atleti, con cavi elettrici che passavano da tutte le parti. La Pro Recco, ha vinto comunque su tutto ciò, con grande forza, con eleganza, con saggezza. Ed è quanto i circa duecento supporters volevano vedere.