Il «vento nuovo» di Giuliano? Soltanto bugie

Ci hanno già fatto un film. «Milano 55,1» racconta l’ultima settimana della campagna elettorale di Giuliano Pisapia, finale con una piazza Duomo colorata d’arancione, il simbolo di Giuliano Pisapia. Erano i tempi delle promesse e delle belle speranze. Ma non sono passati sei mesi di governo e rischia di essere già archiviato alla sezione comiche, non fosse che i milanesi che celebravano il vento nuovo ridono sempre meno. Le promesse si rivelano bluff, i progetti il più delle volte tornano indietro come dei boomerang. L’ultimo della serie è il pasticciaccio sul blocco del traffico in centro. Era annunciato a partire da domani, come minimo per tre giorni e fino a che il pm10 non fosse rientrato nei limiti. Ma ieri è stato cancellato perché persino il sindaco ha dovuto ammettere con i suoi assessori in giunta che l’ordinanza sulle misure anti-inquinamento è stata frettolosa. Forse soffiavano sul collo le associazioni ambientaliste e le Mamme anti-smog. Ma chi pensava, avrebbe detto, che i livelli delle polveri sottili si mantenessero così alti per 14 giorni già a novembre? A quel punto il provvedimento prevedeva il divieto di circolazione a tutte le auto e gli scooter in centro. Forse sperava di rimandare il caso a gennaio o febbraio, ma il meteo gli si è rivoltato contro. Pisapia ha ammesso che i mezzi pubblici non sono in grado di reggere l’assalto dei pendolari nei giorni lavorativi, per non rischiare di mandare in tilt trasporti, uffici, commercianti per un effetto sull’aria limitatissimo, è scattato il dietrofront. Con buona pace degli ambientalisti.
Non è la prima volta che Pisapia sopravvaluta i mezzi pubblici. Nel primo (e unico) faccia a faccia con l’ex sindaco Letizia Moratti in campagna elettorale si prese l’impegno clou dei primi cento giorni: «Trasporti gratis a tutti gli over 65». Ma ne sono bastati meno per rendersi conto che era una promessa populista, ma irrealizzabile. Atm ha presentato i conti della manovra e l’assessore al Bilancio Bruno Tabacci ha fatto i salti mortali per arrivare ad offrire l’abbonamento gratis agli over 65 «con meno di 16mila euro di reddito». Neanche 110mila anziani. E molti probabilmente non salgono più sul tram da anni. Per di più, i cavilli burocratici (dall’estratto conto bancario a documenti su mutuo e redditi) sono tali che per ora hanno chiesto l’abbonamento solo in 500, ieri l’assessore ai Trasporti volantinava con i giovani del Pd al mercato per spiegare alle signore come richiedere l’abbonamento. Nella serie «le bugie di Pisapia», lo slogan che la Lega ha fatto stampare sulle magliette che ogni tanto i consiglieri lumbard indossano in aula, va ricordata una frase del 14 ottobre. «É finita l’era della spartizione partitocratica» assicurava nominando i nuovi vertici dell’Atm. Ma in neanche centottanta giorni non ha ancora perorato la causa dei precari storici del Comune, ma tra Palazzo Marino e aziende partecipate ha piazzato con precisione scientifica esponenti e supporter della campagna elettorale. Dai funzionati del gabinetto del sindaco alla cda della società che gestisce il patrimonio immobiliare del Pio Albergo Trivulzio.
La giunta del centrosinistra si trova assediata da chi ha votato per una svolta. E presenta il conto. Durante il primo consiglio comunale i centri sociali hanno accompagnato del Comune gli abusivi che occupano le case popolari gestite dal Comune. Hanno strappato una mini-sanatoria. Quando è scaduta sono ri-tornati alla carica e l’assessore alla Casa è uscita con una frase - «occupare non è reato» - che il giorno dopo ha dovuta calibrare persino il sindaco. E qualche giorno fa si sono presentati a una commissione una quindicina di comitati contro i parcheggi. La giunta di recente ha pagato la penale ai costruttori per bloccare quello di piazzale Lavater, il luogo da cui Pisapia aveva scelto simbolicamente di far partire la sua campagna elettorale. E ha mantenuto il patto, stop al silos. Ma «si sono risvegliati tutti gli altri comitati, e non abbiamo i fondi per bloccare tutti i parcheggi» ha ammesso preoccupato l’assessore ai Lavori pubblici. Ma i residenti hanno ripetuto la promessa di Pisapia: «Salveremo le nostre belle piazze». Il vento è cambiato, o erano parole al vento?