Vento di riscossa

Milano non cambia strada, va avanti e chiama Letizia Moratti a Palazzo Marino con lo stesso spirito con cui ha sostenuto Gabriele Albertini. La maggioranza della città continua a riconoscersi nei motivi e nei progetti del centrodestra e si è espressa senza tentennamenti, tenuto conto dell’aria che tira con un certo orgoglio. È forte la tentazione, quando cambia il vento e le stanze del Palazzo nazionale vengono occupate con arroganza, che gli elettori diano un «aiutino» ai vincitori spingendone il carro prima di saltarvi sopra, ma la maggioranza dei milanesi non ha mostrato questa mancanza di carattere. Si guarda avanti.
Il consenso di cui gode deve essere per Letizia Moratti – e lo sarà – un impegno a operare le innovazioni che Milano merita ed esige. La campagna elettorale è veramente finita, è tempo di fare. Qualcuno osserverà che la misura della vittoria della candidata del centrodestra non è così consistente se raffrontata all’elezione di Albertini. Ma il paragone deve tener conto dell’affluenza alle urne. Nel 2001 votò l’82 per cento dei milanesi, ieri e avantieri sono stati soltanto il 67,5 per cento degli aventi diritto. È innegabile che si è avvertita una certa disaffezione per la politica. Anche qualche esponente del centrosinistra lamenta l’astensionismo e lo addebita allo spettacolo poco edificante offerto dal governo di Romano Prodi ai suoi primi balbettamenti. E poi, lo stile arraffatorio con il quale l’Unione ha occupato spazi istituzionali e di potere non è di quelli che avvicinano alla politica. Tuttavia la maggioranza dei milanesi ha voluto esserci e decidere. Perché questa città è la capitale di quella metà del Paese che non si rassegna al ritorno al passato.