VENTO DI (SUP)PONENTE

Francamente, non ci interessa nemmeno chi abbia ragione. La caccia è una questione talmente trasversale e talmente personale che è difficile trasformarla in un problema di schieramento, di destra o di sinistra, di Unione e Casa delle libertà, visto che ci sono cacciatori e animalisti in entrambe le coalizioni.
Quello che invece ci interessa, e molto, è il caos che regna nella maggioranza unionista che governa la Regione Liguria. Un caos che era ampiamente prevedibile in campagna elettorale: quando Claudio Burlando, nei suoi incontri con i cacciatori, prometteva quello che poi ha coerentemente mantenuto, sapeva già che nella sua maggioranza c’erano i Verdi che la pensavano esattamente all’opposto. Anche perchè in Liguria l’identificazione fra la Federazione del Sole che ride e Cristina Morelli - pasionaria della battaglia contro la caccia - è totale. E quindi, o da una parte, o dall’altra, o da quella dei cacciatori a cui erano state promesse maglie più larghe, o da quella degli ambientalisti a cui erano stati assicurati limiti più stretti dalla maggioranza unionista, c’è stato un «imbroglio preventivo» del centrosinistra e del suo candidato governatore Burlando ai danni degli elettori.
Idem, se non peggio, guardando la questione dal punto di vista dei Verdi. Quando Claudio Burlando, a Lavagna, incontrando i cacciatori, ha annunciato nè più, nè meno quello che ha fatto in questi giorni, noi del Giornale eravamo gli unici ad esserci. E la nostra ottima Maria Vittoria Cascino tornò a casa con un ricco carniere di selvaggina politica, di fronte al quale i Verdi alzarono le spalle: «Per noi fa fede il programma sottoscritto al tavolo da tutto il centrosinistra. Poi, Claudio può dire tutto quello che vuole».
E nemmeno la pubblicazione integrale delle frasi più forti del loro candidato governatore ha creato alla Morelli e ai suoi problemi di coscienza. Loro andavano avanti imperterriti, sulla base del programma del tavolo del centrosinistra. Che però non era quello presentato da Burlando agli elettori. Tanto che, ieri, il governatore in aula ha perso il suo proverbiale aplomb nei confronti dei suoi due consiglieri del Sole che ride. Alzando la voce: «Voi dite cose false». Insomma, la Morelli e Vasconi sono riusciti dove nemmeno Gianni Plinio aveva mai osato arrampicarsi. Là dove volano le aquile. O, per lo meno, storni e fringuelli.
Il problema è quello di sempre. Sulla questione caccia, Burlando ha dimostrato di essere, a livello personale, uno serio. Il problema è che non si può essere seri personalmente senza tener conto delle posizioni politiche della propria maggioranza. Non esiste, oppure assomiglia da vicino al gioco delle tre tavolette. Non si può essere contemporaneamente massimalisti e riformisti, cacciatori e animalisti, no-global e mastelliani, clericali e superlaici, comunisti alla Vesco e liberali doc alla Pittaluga. Può andar bene in campagna elettorale, perchè si fa il pieno. Ma poi bisogna governare.
La politica è fatta di compromessi, ma pure di scelte. Anche dolorose, anche impopolari, anche dure. Scelte che invece Burlando e i suoi non hanno fatto in campagna elettorale. E il presidente della Regione deve accendere un cero alla Guardia per ringraziare del fatto che in Liguria Rifondazione è guidata da un galantuomo della politica come Giacomo Conti, un signore d’altri tempi che preferisce la serietà assoluta al facile giochino di tirare sempre la corda.
L’impressione è che il «caso uccelli» della nostra regione sia solo l’antipasto di quello che potrebbe succedere se l’Unione e Prodi, andassero al governo, forti delle idee di Rifondazione comunista. E la colpa, meglio precisarlo una volta di più, non sarebbe certo di Fausto Bertinotti, a cui anzi va dato atto di grande onestà intellettuale. Ma di chi fa finta di non sentirlo.