Via Ventura, quella gru che lascia a bocca aperta

«Ma funziona davvero?» si chiedono, proprio come farebbe un bambino, i milanesi che per caso o per curiosità passano davanti alla gru posta in mezzo al cantiere di via Ventura. Perché la gru non è mica una gru qualsiasi: è colorata, con strani oggetti giganteschi appesi e di notte, per giunta, si illumina, tanto che diventa visibile dalla tangenziale.
Eppure funziona, è la vera gru del cantiere prima di via Massimiano 25, ora di via Ventura 6, che da macchina per la costruzione di case è diventata anche macchina per la costruzione di sogni, un razzo-architettura che rimarrà in vista finché non sarà dismesso il cantiere, cioè almeno per tutto il 2008.
«Homeless Rocket with Chandeliers» è l’installazione che da un mese lascia a bocca aperta la Lambrate post-industriale, opera di una delle coppie più esplosive dell’arte contemporanea internazionale: Anna Galtarossa e Daniel Gonzalez. Lei è di Bussolengo, classe 1975, lui è nato a Buenos Aires nel 1963, e questa è la seconda collaborazione che li porta ad esprimere insieme il tema dell’identità e della creatività. La prima, tuttora itinerante, è stata Chili Moon Town Tour, una città in viaggio che vuole essere anche un omaggio agli emigranti.
La gru di via Ventura, invece, modificata da Galtarossa e Gonzalez in due mesi di lavoro, è un «atto psicomagico» che unisce la concretezza del lavoro edilizio alla leggerezza della fantasia, in una visione che intreccia utopia, estetica ed etica metropolitana. Progettata come work in progress - avrà «vestiti» diversi in momenti diversi dell’anno - la macchina, che simbolicamente costruisce anche se stessa, cresce e cambia con il palazzo, è una metafora degli oggetti smarriti degli homeless (da qui il titolo) nel loro viaggio itinerante, nella mente degli artisti diventa perciò una città verticale che dà riparo ai sogni.
Ogni lato della gru si riferisce ad un bisogno, come in una rosa dei venti delle necessità umane: bottiglie-antidoto contro i malesseri dell’umanità, un teschio dagli occhi a cuore che rappresenta la passione senza limiti verso l’arte, un diamante rivolto verso la parte industriale di Lambrate che simboleggia la paura di non raggiungere il successo economico, dollari-talismano dedicati agli anziani ospiti della casa geriatrica su cui si affaccia una parte della gru. E persino uno scarpone anni Settanta, omaggio alle montagne trentine dell’architetto-mecenate di Lambrate, Mariano Pichler.