Ma la vera casta sono i calciatori

Nella domenica, l’ultima, giornata contrassegnata dal record assoluto di espulsioni (13, compresi i «rossi» a due allenatori), gli arbitri hanno continuato a sbagliare in modo drammatico. Però non è tutta colpa di lor signori se mezza Italia ha visto scene da saloon: le prodezze di Kakà e Del Piero sono state oscurate dalla tracotanza di quei giocatori che hanno scalciato gli avversari da dietro e non hanno mostrato il minimo rispetto nei confronti degli arbitri. Vedi Gasbarroni in Parma-Napoli, cacciato per l’entrata proditoria su Bogliacino, ma autore qualche minuto prima di un intervento altrettanto violento e vigliacco su Lavezzi. Salvo poi mostrarsi contrito come un angioletto barbuto davanti al cartellino rosso. In un Paese civile verrebbe chiamato dal giudice ordinario a rispondere di comportamenti perseguibili sul piano penale: se non ci crede, dia in escandescenze sotto casa, una denuncia non gliela toglierà nessuno.
Gasbarroni non è stato l'unico a perdere il controllo dei freni inibitori. Eppure si parla solo degli errori arbitrali. Il presidente del Parma Ghirardi è giovane di età, ma ragiona e parla come se fosse in pista da mezzo secolo. Altrimenti non giustificherebbe la classifica da retrocessione solo con gli errori dei direttori di gara. E soprattutto non si limiterebbe a stigmatizzare verbalmente la condotta vergognosa di chi indossa la maglia del suo club. Cosa dire poi dell’avvocato Campana che presiede da sempre l’associazione calciatori e in queste circostanze non prende mai posizione? C’è la casta dei politici, c’è la casta dei sindacati, c’è anche la casta dei giocatori. Intoccabili. Mi direte: ma cosa può fare Campana? Innanzi tutto alzare la voce e cacciare dal sindacato i calciatori che si comportano come Gasbarroni. La condanna morale, caro avvocato, pesa talvolta più di quella materiale.