«La vera discontinuità è smettere di litigare»

Metafora calcistica per l’Udc: «Prima della partita non si dice: perderemo»

Adalberto Signore

nostro inviato a Gubbio

«Spostatevi da lì in fondo... e lei, giovanotto, venga qui in prima fila. Ragazzi, nella mia vita ho fatto tanti mestieri, ma non ancora il buttafuori». Risate, applausi e qualche pacca sulle spalle. «Fate voi, basta che quelli dietro non siano impediti dalla vista del sole». Se quello visto di prima mattina all’inaugurazione della Fiera del Levante di Bari era un Silvio Berlusconi più che istituzionale, quando arriva a Gubbio per chiudere la Scuola di formazione politica di Forza Italia il premier abbandona i toni formali, si toglie giacca e cravatta, arrotola le maniche della camicia («ci accuseranno di populismo perché c’è un presidente descamisado...») e si immerge in una platea che lui stesso non esita a definire di «berluscones». È qui, in mezzo ai giovani e ai militanti azzurri, che Berlusconi fa il punto dell’azione del governo, critica duramente il centrosinistra e lancia la campagna elettorale ormai alle porte.
Il premier parla dei successi dell’esecutivo (soprattutto sul fronte della politica estera) e elenca pure «le cose non fatte» di cui ci possiamo vantare. «Non abbiamo mai rubato, a Palazzo Chigi non c’è mai stata una “merchant bank”. Visti i precedenti - dice polemizzando in modo neanche troppo velato con il centrosinistra - non è poco». Eppoi, «non abbiamo mai usato la tivvù pubblica contro gli avversari politici, non abbiamo mai insultato nessun avversario e non siamo mai intervenuti per limitare la libertà di alcuni, tanto meno degli oppositori». Insomma - altra bordata - «non abbiamo mai mandato la Guardia di finanza a casa di nessuno», mentre «da quando sono sceso in politica a casa mia è venuta 476 volte». E ancora: «In Italia sono 106mila gli apparecchi telefonici messi sotto controllo quest’anno. Il nostro governo non ha mai usato le intercettazioni telefoniche contro gli avversari politici». Poi un accenno al programma di Romano Prodi: «L’ho visto e non ho trovato una sola idea che avesse il luccichio dell’intelligenza e della novità». È anche per questo che Berlusconi si dice convinto che «saremo ancora noi a caricarci la responsabilità di guidare il Paese nella prossima legislatura».
Il premier usa la metafora calcistica, invece, per mandare un messaggio forte all’Udc. «Se prima di una partita - avverte - uno dei calciatori dice che andiamo a perdere, l’allenatore lo toglie di squadra. E se non lo facesse, ci penserebbero i compagni di spogliatoio a impedirgli di scendere in campo. E noi dobbiamo dimostrare, come coalizione, di essere squadra. Dobbiamo stare tutti insieme». Insomma, «la vera discontinuità deve essere una sola: basta con i litigi». Poi, un’altra ambasciata per Marco Follini e compagni, perché «per Umberto Bossi e la Lega, quella del federalismo è una bandiera importante. Se non venisse approvata la riforma - è il messaggio - abbandonerebbe la coalizione».
Berlusconi gioca in casa e incassa applausi su applausi. Ed è l’occasione pure per dire la sua su «alcuni mestieranti della politica che venivano da questa o quella forza e ora sono andati via da Forza Italia. Meglio, i mercanti sono usciti dal tempio». Poi c’è spazio per il partito unico e la legge elettorale, i temi più caldi nell’agenda della maggioranza.
«È una impresa storica quella di mettere insieme le forze moderate e liberali del Paese. Il partito unitario - dice - è una proposta da portare avanti, noi ci crediamo veramente e ci sono i fatti che indicano che possiamo riuscirci». Con una postilla: «Se per poter vincere il partito unitario si deve alleare con piccoli partiti, cadremmo dalla padella nella brace. Continuerà a succedere quello che avviene oggi. Nella Casa delle libertà, infatti, mancano le regole della democrazia, secondo le quali le decisioni si prendono a maggioranza e la minoranza si adegua. Non si sono fatte molte cose per il veto di uno solo dei partiti dell’alleanza che, con il 3,9 per cento, ha bloccato l’attività del governo». Una frecciata che, visti i numeri delle politiche del 2001, non può che essere indirizzata alla Lega. Insomma, con appoggi esterni alla casa comune del centrodestra «non risolviamo il problema».
Berlusconi affronta pure il capitolo legge elettorale e conferma l’apertura all’Udc: «Andiamo avanti a discutere in fretta nei prossimi giorni sul sistema elettorale». Che, aggiunge, «non è un moloch ma un mezzo per arrivare a due cose: far sì che la volontà popolare sia giustamente rappresentata e rendere governabile il Paese». Con un presupposto: «Non abbiamo mai messo in discussione quello che per noi è un valore, il bipolarismo». E dunque, «se ha l’effetto di mantenere il bipolarismo e perfezionare la coalizione affinché il cane non sia guidato dalla coda», una riforma della legge elettorale «si può fare».