La vera Emergency è il bilancio. Le donazioni ora sono crollate

Milano - Lo ammette lo stesso Gino Strada; lo scrive nero su bianco nel bilancio del 2005: la sua Ong è in Emergency. Emergenza fondi. Le donazioni calano paurosamente, all’organizzazione arriva sempre meno ossigeno. Le cause? Molteplici ma una va particolarmente sottolineata: l’ente non è abbastanza presente sui media, si parla sempre meno del chirurgo-pacifista, la luce dei riflettori si fa via via più fioca. Occorre risuonare la grancassa, far rumore come nel 2002, quando la «perfida» America invase l’Afghanistan. Che il «medico rosso» per eccellenza abbia adesso i conti in rosso lo si evince dalla lettura del bilancio al 31 dicembre 2005, scaricabile dal sito internet di Emergency. Per quanto riguarda la raccolta fondi, è stato un anno nero: l’ammontare delle donazioni e dei contributi raccolti nel corso dell’anno scorso è stato di 13.945.171 euro, con un calo di 3.285.904 di euro rispetto all’anno precedente. Un abisso rapportato alle entrate nelle casse dell’organizzazione nell’anno d’oro del 2002. Allora ci fu il boom: 18.440.738 di euro contro i 14.036.528 dell’anno precedente. Ma erano altri tempi: Washington aveva appena dichiarato guerra al terrore con Enduring Freedom, perché colpita al cuore l’11 settembre; George W. Bush aveva appena preso di mira l’Afghanistan e Luigi Strada detto Gino era già sulla bocca di tutti. Piaceva l’ex capo del servizio d’ordine del movimento studentesco dell’università di Milano, ora armato di bisturi per combattere, al fronte, i danni della «sporca guerra». In prima fila alle marce della pace, in prima serata nelle trasmissioni su talebani e terrorismo, Strada riusciva a raccattare consensi e soldi, soldi, soldi. «Macché lotta al terrore, questa è una guerra per il petrolio», sbraitava Strada. E giù applausi. E ad ogni applauso si apriva qualche portafoglio: aiuti su aiuti al medico che ripeteva come un disco rotto «Bush e Saddam? Per me sono uguali... ». Titoloni sui giornali, alcuni che s’indignano, altri che staccano assegni. Banche, fondazioni, associazioni, circoli, singoli cittadini. Emergency è sulla cresta dell’onda. Anche il 2003 è un anno buono. Certo, si registra un calo delle donazioni di quasi un milione di euro (meno 999.796 euro) ma «è una diminuzione che può essere considerata fisiologica», si legge nel bilancio. L’anno dopo siamo lì: le entrate sono di 17.240.225 euro. Certo, forse qualcuno del popolo della sinistra non ha gradito la zuffa tra Strada e il Botteghino. Il fondatore di Emergency aveva liquidato come «delinquenti politici» quelli che, nel centrosinistra, erano usciti dall’aula al momento del voto parlamentare per il rifinanziamento della missione in Irak. La risposta dei Ds è una mitragliata: «Non ci si può qualificare pacifisti quando si ricorre alla violenza del linguaggio e dell’aggressione morale, per dividere, scomunicare e offendere». Botte da orbi. Qualcuno inizia a strabuzzare gli occhi quando vede Strada che, comunque, resta al centro dell’attenzione mediatica. Ma l’anno orribile è il 2005. Il totale della raccolta fondi precipita a 13.945.171 euro. Un flop: meno 3.285.904 euro rispetto all’anno precedente. Da Emergency ammettono: «Si è di fronte a una flessione in sé significativa; di rilevanza tanto maggiore quanto sia rapportata all’incremento delle necessità dovuto all’incremento delle attività... Si è riscontrata una tendenza alla diminuzione dell’importo medio di ogni singola donazione». E ancora, si denuncia un «mancato allargamento del numero complessivo di sostenitori». Insomma, la Strada ora è in salita. Ed ecco l’analisi del fiasco in atto: «Tra le spiegazioni della flessione è probabilmente da inserire la perdurante notevole assenza di Emergency dalla informazione e dai media». La ricetta per rimpinguare le casse dell’Ong, quindi, potrebbe essere quella che fino a oggi ha sempre pagato: la visibilità, lo scoop. Forse, quindi, il prossimo bilancio sarà ben più roseo.