La vera festa di Cinecittà va in onda sui canali Sky

Sophia Loren e Wim Wenders gli ospiti delle celebrazioni per i 70 anni degli studi

da Roma

A un certo punto, visto il contesto, il ministro Rutelli azzarda la metafora cinefila. Cinecittà, dice, come una nave poderosa che non sente affatto l'età e anzi solca baldanzosa i mari alla ricerca di nuovi trionfi. «Ma non faremo la fine di Gwyneth Paltrow», ironizza, riferendosi alla celebre sequenza sulla prua del Titanic. In platea si sente un brusio. «Kate Winslet, ministro, Kate Winslet», suggerisce qualcuno. Nel frattempo il presidente dell'Istituto Luce, l'ex senatore ds Stefano Passigli, confonde Giuseppe Sangiorgi con il suo predecessore Franco Piersanti, mentre il ministro Gentiloni, anche lui della partita, pronuncia per tutto il tempo media all'inglese, cioè «midia». Più tardi, seguito dalle telecamere, Rutelli attraverserà i viali degli Studi per una sorta di visita pastorale con saluto alle maestranze. Esattamente come fece Urbani qualche anno fa, solo che allora fioccarono ironie.
Folla delle grandi occasioni, ieri mattina alla Sala Fellini, per i 70 anni di Cinecittà. In verità, il compleanno cadeva il 28 aprile, ma il maxi-ponte ha suggerito di rinviare le celebrazioni di una settimana. Ieri, dunque, la parte istituzionale, con la parata dei dirigenti e la lista dei buoni propositi; stasera il versante mondano-giocoso che culminerà nella cena organizzata per quasi un migliaio di vip sotto la tensostruttura trasparente (chissà perché il «creative producer» Marco Balich la definisce «un'astronave») eretta tra le suggestive scenografie della serie tv Rome.
Come già scritto, attorno alla sontuosa kermesse, molto voluta dall'amministratore delegato di Cinecittà Holding, Francesco Carducci, s'è registrato qualche malumore, sia per i costi considerati eccessivi (attorno ai 500 mila euro, non smentiti), sia per il tono ultra-gaudente, tra tappeto rosso, giochi luci in stile Pink Floyd e disc-jockey con musica da ballo. Ci saranno Virna Lisi, con ruolo da «madrina», probabilmente Sophia Loren, ma non Gina Lollobrigida, più una buona porzione di cinema italiano di ieri e di oggi: dai Muccino brothers a Tornatore e Scola. Avari, invece, gli stranieri: volevano Dillon e Scorsese, avranno Eva Mendes e Wim Wenders. Un comunicato di «K-events/FilmMaster Group» informa comunque che «gli ospiti vivranno una serata piena di magia, impreziosita da un'energetica performance di danza contemporanea diretta da Enzo Cosimi, coreografo di grido». Prima, per fortuna, passeranno i dodici minuti di Settanta volte set, omaggio al mondo, ai volti e alle storie di Cinecittà curato da Annarosa Morri e Mario Canale. Bisogna attendere settembre, invece, perché siano consegnati a Venezia i neonati Premi tecnici Cinecittà: materialmente realizzati da Bulgari con gusto felliniano, essi intendono promuovere i migliori «artigiani del cinema».
Se non fosse per Sky, che oggi e domani dedica ai 70 di Cinecittà una nutrita serie di film lì girati e due bei documentari, si direbbe che i nuovi vertici della holding, rigorosamente targati Margherita, non si siano sforzati granché. Meno male che c'è il francobollo celebrativo del valore di 0.65 euro appena emesso. Quanto ai discorsi, poche le novità da segnalare. Il presidente di Cinecittà, Battisti, ha spiegato che la semplificazione del sistema societario e i tagli agli emolumenti dei dirigenti hanno ridotto l'indebitamento; il presidente del Luce, Passigli, ha riconfermato l'intenzione di puntare solo su opere prime e seconde; il ministro Gentiloni ha annunciato la revisione della veltroniana legge 122. Dopo aver riconosciuto al Duce «una grande intuizione storica con Cinecittà», Rutelli s'è congedato parafrasando Benigni: «Il cinema è composto da due cose: lo schermo e le sedie. Il segreto sta nel riempirle entrambe». Di sicuro, alla cena di stasera, non ci sarà una sedia vuota.