La vera Gioconda non era Monna Lisa ma Bianca, figlia di Ludovico il Moro

L’ipotesi, del pittore Ernesto Solari, è tratta da un foglio del Codice Atlantico

La Gioconda, il celebre quadro di Leonardo custodito dal Louvre, continua a porci interrogativi che, cinque secoli dopo la sua creazione, continuano a far discutere. Il più importante resta comunque l’identità di questa enigmatica figura al cui ritratto Leonardo lavorò fino all’ultimo. Secondo Ernesto Solari, pittore, nonchè esperto di arte ed esoterismo, la «Monna Lisa» non sarebbe Monna Lisa Gherardini - moglie del nobile fiorentino messer Giocondo, una delle ipotesi più accreditate - bensì Bianca Sforza, sposa adolescente del condottiero Galeazzo da Sanseverino.

Questo almeno è quanto risulta dagli studi accurati del pittore che si sono concretizzati nel libro «Gioconda - Il volto e l’anima» edito per i tipi di Aisthesis e presentato nei giorni scorsi alla libreria Bocca della Galleria. Solari è arrivato alla sua ipotesi studiando soprattutto il foglio 385 del Codice atlantico, «un foglio spesso dimenticato», a detta dello studioso, che contiene però dettagli importanti. Come «il disegno di un motivo molto simile a quello presente sulla scollatura della Gioconda, che è stato classificato come decoro per vetri - spiega Solari - ma che, in realtà, richiama la trama del vestito. In un angolo del foglio, datato 1495-96, ci sono due piccoli ritratti di un uomo e una donna. Il volto femminile, sovrapposto con tecniche specifiche, è esattamente quello della Gioconda».
Il volto maschile sarebbe quello del condottiero Gian Galeazzo da Sanseverino, che sposò nel 1496 Bianca Sforza, figlia naturale di Ludovico il Moro, morta, forse avvelenata, pochi mesi dopo.
Se si fa caso allo sfondo del quadro, una tavoletta di legno di pioppo di modeste dimensioni (77 x 53 cm) si può notare come il paesaggio sia tipicamente lombardo, e non fiorentino, come si supponeva fino ad oggi. Non solo, il Codice atlantico sembra essere, ancora, la chiave di volta della nuova identità della Gioconda. Sempre nel foglio 385, infatti, «il profilo capovolto di 90 gradi di Galeazzo corrisponde - sostiene l’autore - alla sagoma del monte Resegone ritratto alle spalle della Gioconda». Ulteriore conferma della «matrice lombarda» del capolavoro leonardesco verrebbe da una testimonianza dal cardinale De Beatis, il quale racconta di avere visto due opere di Leonardo, la seconda delle quali era una donna lombarda non particolarmente bella.
Mistero risolto dunque? Solari è cauto. «Non esistono studi preparatori della Gioconda, finora ci si è sempre basati su testimonianze diverse. Se altri studiosi troveranno altre prove e altre risposte ben vengano, ma finora non ce ne sono». Porporio per mostrae il rapporto di Leonardo con il Lario all’abbazia di Piona è stata organizzata una mostra, che sarà inaugurata il 30 aprile.