La «vera opposizione» si ribella allo scippo del voto

(...) e se oltre ai 389 posti a sedere ci sono i corridoi in piedi occupati, fa sorridere l’autorevole agenzia Ansa che liquida in «circa 200» i presenti. Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, trattenuto da altri impegni, è costretto a mandare solo i suoi saluti. Daniela Santanché interviene con un messaggio. Ma non importa, perché il protagonista vero dell’incontro è lo spirito della sala, non chi sta sul palco. E il caporedattore Massimiliano Lussana scalda subito l’ambiente ricordando che il concetto da esprimere è fondamentalmente uno: «La sovranità appartiene al popolo». Basta citare la Costituzione che tanti amano usare alla bisogna, per strappare il primo applauso, un applauso pesantissimo che schiaccia chi ha fatto di tutto per imporre il governo Monti.
E che si tratti di un inganno lo conferma anche il secondo battimani ottenuto da Massimiliano Lussana, quando ammette di essere stato vittima del clima idilliaco costruito in Italia e di non aver intuito come sarebbe finita: «Il primo giorno, credevo che le dimissioni di Berlusconi fossero la cosa giusta, per salvare l’Italia - dice -. Lo credevo da padre, mi sono accorto di aver sbagliato». A Gianni Plinio, uno dei tre organizzatori dell’evento con Matteo Rosso e Marco Melgrati, basta persino meno per scatenare l’entusiasmo. La sua voce da intransigente conquista la platea già con «care amiche e cari amici». Figurarsi appena ringrazia il Giornale e respinge le accuse di far parte del gruppo di «malpancisti o frondisti». Perché, spiega, «qui ci sono quelli che vogliono difendere l’Italia e il bipolarismo dai trucchi in stile prima repubblica e dai comunisti mascherati». L’accenno a Berlusconi che merita solidarietà introduce quello che sarà il filo conduttore dell’incontro. Perché ogni volta che viene nominato l’ex premier parte l’applauso. Plinio non si fa scrupoli a evocare il «governo Pinochet» per dire che «quello che dovrebbe essere il garante della Costituzione e non lo è stato ha chiamato al governo persone non elette che avrebbero in altri momenti scatenato la rivolta». Cita un prefetto di polizia agli Interni, «un ammiraglio alla Difesa, un banchiere primo ministro» e via via gli altri tecnici.
Matteo Rosso ama ricordare come sul palco ci sia l’«ala dura, quella che ha avuto il coraggio di chiedere le dimissioni di Burlando sull’alluvione mentre altri prendevano i suoi applausi». Il capogruppo del Pdl in Regione ammette che l’incontro di ieri «ha creato tensioni e malumori nei vertici del partito, ma stasera noi qui siamo il Pdl». La platea chiede di sapere chi nel partito ha remato contro, chi ha cercato di far fallire l’evento, chi fa parte di quei «traditori che hanno girato le spalle a Berlusconi che pure li ha creati». Ci pensa ancora Lussana a tagliare corto: «Sono tutti quelli che non sono qui stasera. C’è stato anche chi è andato a Roma per denunciarci ai vertici». Ma l’elenco sarebbe troppo lungo, perché tutti i dirigenti del partito (mai eletti a quelle cariche) mancano. Non c’è neppure un consigliere regionale, a parte quelli sul palco, né un parlamentare. Rosso poi riparte ricordando come ci siano già ministri chiamati a salvare l’Italia che si fanno portare in Senato dall’elicottero dei vigili del fuoco e non fa sconti neppure alla Vincenzi, per le cui dimissioni, stavolta, chiede l’applauso anche Massimiliano Lussana.
E non è forse un caso se Marco Melgrati chiude il primo giro degli interventi svelando l’incontro con un dirigente del Pdl che gli ha chiesto «di non picchiare troppo duro» e gli ha confidato che ieri sera nella contromanifestazione di Zoagli, loro, i vertici del partito, sarebbero stati «quattro gatti». Il clima è carico, perché il governo Monti non è digerito come i media vogliono far credere. Ed Edoardo Rixi, capogruppo della Lega, fa il pieno di applausi, i più lunghi e scroscianti della serata, quando attacca senza paura Napolitano e ricorda come mai un deputato della Lega, seppur tra tanti distinguo, abbia mai tradito. Quando invita, prima delle prossime elezioni, a fare «piazza pulita nel centrodestra» e ricorda come in Islanda «i banchieri che nei decenni hanno creato il debito pubblico sono stati mandati in galera con un referendum, qui li abbiamo fatti ministri».
Dalla platea interviene Stefano Balleari, consigliere comunale Pdl che conferma di aver subito «intimidazioni dal partito» per non venire. Prendono la parola Vittorio Adolfo, Sabino Gallo, Alessandra Lancellotti, Mario Troviso e tanti altri che testimoniano la «pancia» dell’Italia che non vuole rinunciare ai propri diritti politici scippati. Ma forse più ancora dei quasi 400 intervenuti, sono le parole di chi avrebbe fatto carte false per essere presente a dare la misura della manifestazione. Il capogruppo di Rifondazione in Regione, Alessandro Benzi, fa giungere un messaggio in cui spiega che per lui «l’uscita di Berlusconi è stata una festa dimezzata», anche perché «oggi la sovranità sembra appartenere non al popolo, ma a organismi a-democratici». La chiosa però spetta a Brunella Maietta: «Siete l’unica opposizione che ci sia in Liguria».