La vera storia delle Br in Curia

Ma cosa accadde quarant’anni fa allo Stella Maris di Chiavari? Cosa spinse la Curia a dare i suoi locali ai fondatori delle Brigate Rosse? Come fu possibile che gli Anni di Piombo, che i progetti di morte destinati a insanguinare l’Italia venissero coltivati in apparentemente normali notti novembrine in quelle stanze che profumavano d’incenso? Testimoni anche autorevoli hanno sempre confermato quell’incredibile origine «curiale» del terrorismo. Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa confermò che «per errore» la Curia concesse i locali ai padri delle Br. Eppure ogni riscontro, finora, si è sempre fermato sulla porta della storia chiusa spesso con la chiave dell’imbarazzo. Soprattutto si p sempre detto che è andata così, punto. Spingersi oltre non è mai stato facile. Ci si riproverà questo pomeriggio alle 17.30, nella Sala presidenziale della Società Economica di Chiavari, con la forza offerta dalle nuove rivelazioni contenute nel libro dei giornalisti Maria Vittoria Cascino e Lorenzo Podestà «Dalla Croce alla stella. Novembre 1969: i fondatori delle Brigate Rosse nei locali della Curia Vescovile» edito da Bradipolibri di Torino (2009).
È opinione diffusa che le Brigate Rosse a Chiavari siano nate, proprio allo Stella Maris di corso Millo, in ambienti resi disponibili «per errore» dalla Curia Vescovile. Una storia oltremodo ingombrante. Ma fu veramente così? Solo l'interpretazione delle fonti oggi disponibili può sciogliere l'aura di mistero che ha avvolto il convegno di Chiavari per quarant'anni. Obiettivo del libro è stato quello di offrire un contesto storico a quell'incontro, che segnò un deciso passo di avvicinamento alla lotta armata brigatista.
Alla presentazione di questo pomeriggio saranno presenti i giornalisti Paolo Cavallo e Luciano Garibaldi, l'avvocato Massimo Mallucci, che di quegli eventi serba un ricordo diretto, mentre il dibattito sarà moderato dal caporedattore del Giornale Massimiliano Lussana.
Saranno loro a guidare i presenti in un viaggio a ritroso nella storia. In vicende come questa d’altra parte non esistono scritture notarili cui attingere, la verità storica è un mosaico da comporre meditando sulla realtà umana. Com'è evidente, non sarà un atto costitutivo firmato davanti ad un professionista a dirci se Renato Curcio, Margherita Cagol e Mario Moretti, solo per citare alcuni brigatisti, abbiano deciso di organizzarsi in quella sede per sovvertire lo stato secondo esplicite finalità statutarie. Però esistono documenti che inducono a comprendere, preziose fonti capaci di generare ipotesi fondate su elementi obiettivi. Carte scritte in epoche e per finalità differenti - talvolta clamorosamente contraddittorie - nelle condizioni tuttavia di tracciare una linea storicamente credibile puntando all'obiettivo di raggiungere un «ragionevole grado di certezza». Quarant’anni dopo questo è possibile. Ed è già un passo importante in una storia fatta ancora di troppi punti oscuri.