Vera la Taciturna

Ecco un’altra «santa stolta» della tradizione russa. Lucio Coco e Alex Sivak, nel libro da loro curato per Città Nuova, riferiscono la leggenda secondo cui lo zar Alessandro I non morì nel 1825 ma finì i suoi giorni in Siberia come monaco col nome di Fedor Kuzmic’. La moglie, Elisaveta Alexeevna, fece lo stesso e si chiuse nel monastero di Syrkov, vicino a Novgorod. Sarebbe lei Vera la Taciturna, che fino alla morte non aprì mai bocca. In effetti, malgrado la distanza di migliaia di chilometri, le celle di Vera e di Fedor risultano identiche. Ma gli storici non possono dire altro. Troviamo Vera nel 1834 a Tihvin, ospite di una pia donna. Poi si spostò nella regione di Olonez, dove accudiva una malata. Qui fu vista, dopo la comunione, avvolta da una luce misteriosa. Per sfuggire alle lodi si portò a Beresovski Ryadok, dove fu arrestata perché priva di documenti e tenuta un anno in carcere. Dal carcere al manicomio il passo fu breve. Liberata per intercessione di una pia contessa, fu condotta nel monastero di Syrkov, ultima tappa della sua esistenza. Non parlava mai né mutava l’espressione, che era sempre seria e compunta. Pregava e leggeva libri devoti o ecclesiastici. Tuttavia, la fama della santa monaca valicò le mura del monastero e molti cominciarono a venire da lei a chiederle preghiere e consiglio. Lei riceveva la domenica e nelle feste. Sempre in silenzio, apriva un libro e mostrava al visitatore la pagina contenente la soluzione del quesito che le era stato posto. Anche la confessione la faceva per iscritto. Morì nel giorno che aveva previsto, nell'anno 1861.
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