«Veranda selvaggia»: scattano i sequestri nei ristoranti del centro

Sigilli in piazza San Paolo alla Regola Il titolare si difende: «Ho presentato domanda 5 mesi fa, nessuno mi ha ancora risposto»

Claudia Passa

Tre sigilli giudiziari in pieno centro storico. O meglio due, perché uno dei tre pubblici esercizi per i quali la Procura di Roma aveva disposto il sequestro di manufatti edilizi abusivi ha fatto marcia indietro, una decisione presa giusto in tempo prima che arrivassero gli agenti del I gruppo della Polizia municipale col mandato della magistratura. Si è conclusa quindi con due sequestri preventivi in altrettanti locali la lunga mattinata dell’antiabusivismo e della lotta all’occupazione irregolare di suolo pubblico. Entrambi in pieno centro, fra piazza Sforza Cesarini e piazza San Paolo alla Regola. A largo dei Chiavari i “pizzardoni” – inviati dal gip Emanuele Cersosimo su richiesta del sostituto procuratore capitolino Sergio Colaiocco - non hanno avuto bisogno di fermarsi, poiché, spiegano, «l’esercente aveva provveduto spontaneamente a ripristinare lo stato dei luoghi». A far scattare il procedimento penale che ieri mattina ha portato all’intervento degli uomini del comandante Angelo Giuliani, una segnalazione arrivata a piazzale Clodio su volumetrie edilizie non autorizzate. «Una versione riveduta e corretta di “tavolino selvaggio” – spiegano gli addetti ai lavori -, perché spesso questi manufatti coprono i tavolini all’aperto dei locali, a prescindere dal fatto che le occupazioni di suolo pubblico siano autorizzate o no. Con la differenza che con gli abusi edilizi ci troviamo in campo penale, e non amministrativo».
È il caso, ad esempio, del “Mascalzone”, il ristorante di piazza San Paolo alla Regola 40 che ieri ha visto apporre i sigilli sulla struttura esterna, una sorta di veranda, realizzata per ospitare i tavolini all’aperto. Un caso che rischierà di far parlare ancora nei prossimi giorni a causa dell’eclatante iniziativa di protesta del proprietario, Onofrio Sproviero, nominato dalla magistratura custode giudiziario del manufatto fuorilegge. Da ieri sera l’esercente ha iniziato uno sciopero della fame, e ha annunciato che fin quando persisterà il sequestro, dormirà davanti alla porta del locale. È così che nel racconto del ristoratore gli agenti della Municipale intervenuti a sequestrare l’abuso diventano “la Gestapo” («in undici sono venuti – lamenta -, senza neanche avvisarmi!»), mentre la veranda posta sotto sequestro «è decorosa, e non ha nulla a che vedere con alcuni manufatti orribili che deturpano le piazze del centro...».. Incalzato, il ristoratore ammette che «sì, la struttura è abusiva, ma in autunno, quando ho presentato la domanda, non potevo permettermi di affrontare un inverno con i soli sei coperti che entrano all’interno del mio piccolo locale. Va da sé che ora, con i 50 posti all’aperto inagibili, il ristorante è chiuso, e i miei dipendenti sono sospesi». Sta di fatto che la veranda è abusiva. E il fatto che sia stata presentata una domanda non cambia le carte in tavola. Vale per il “Mascalzone”, ma non solo. Vale per le tante situazioni di “indecorosa quotidianità” che persistono nel cuore del centro storico, e di fronte alle quali non sempre l’amministrazione capitolina sembra aver mostrato la stessa solerzia. È per questo che un intervento come quello di ieri, ad opera degli agenti del comandante Giuliani che in centro, con l’organico in perenne carenza, fa quel che può e anche di più, fa notizia. Dall’altra parte però, sempre più spesso, gli “abusivi” rivolgono all’amministrazione il medesimo interrogativo sollevato dal “Mascalzone”: «La mia domanda risale a ottobre, perché dopo cinque mesi ancora nessuno mi risponde?».