Verbali sbagliati e voti contestati Sette giorni per sapere la verità

Il centrodestra: ogni cittadino può verificare i risultati del suo Comune

Massimiliano Lussana

Grande è la confusione sotto il cielo del computo dei voti, delle schede contestate e del risultato delle elezioni. E quindi vale la pena di cercare di mettere ordine: a partire dalla precisazione più importante. La prima partita è quella della corrispondenza fra i verbali e i dati comunicati al Viminale. Una circostanza che non è nemmeno lontana parente dei brogli, che è fisiologica nelle elezioni e che - da sempre - accade in proporzioni superiori ai 24mila voti di scarto fra le due coalizioni. Solo allora parte la seconda fase: quella dell’attribuzione delle schede contestate che, anche in questo caso, potrebbe capovolgere il risultato elettorale: basterebbe un voto recuperato dalla Casa delle libertà alla Camera ogni tre sezioni per scrivere una storia diversa.
Insomma, diciamolo subito: non stiamo parlando di ipotesi di scuola o di sconfitti che, come si dice a Roma, nun ce vonno stà. Qui si parla, molto semplicemente, della legittima richiesta di fare il massimo di attenzione visto il leggerissimo scarto di voti fra le due coalizioni. Una circostanza che, se da un lato potrebbe portare al ribaltamento del risultato, dall’altro toglierebbe ogni ombra sulla vittoria dell’Unione. E quindi converrebbe anche al centrosinistra. «Chiediamo semplicemente precisione nel conteggio e l’esame attento di ogni voto, nulla di più» chiede sommessamente Gregorio Fontana, che è una specie di plenipotenziario azzurro delle leggi elettorali, un dioscuro del cavillo insieme a Peppino Calderisi.
Proprio Fontana - che cita a memoria articoli, commi e decreti di variazione ai commi - dà anche un’indicazione utilissima. In base alla legge elettorale, «ogni cittadino elettore può prendere visione dei verbali del suo comune», purché si presenti in municipio fornito di certificato elettorale. In pratica, tutti i cittadini hanno diritto di vedere i dati che vengono trasmessi agli uffici elettorali e quindi, qualora ravvisassero situazioni dubbie, possono segnalarle.
A questo punto, la domanda è d’obbligo e i nostri lettori, in questi giorni, ce l’hanno fatta spessissimo. Quanto tempo ci vorrà per sapere chi, davvero, ha vinto le elezioni? Silvio Berlusconi ha detto chiaramente «No a limiti di tempo per il controllo dei voti». In realtà, basterebbero due o tre giorni, ma la lentezza e la pesantezza della macchina burocratica italiana fanno pensare che, prima di una settimana, non si veda l’ombra di un dato. Alcuni uffici elettorali circoscrizionali, addirittura, ieri mattina non erano nemmeno insediati. E - contando anche il giudizio d’appello dell’ufficio centrale - c’è da ritenere che il verdetto finale arriverà immediatamente a ridosso dell’insediamento delle nuove Camere, cioè due o tre giorni prima. Considerando che la prima seduta dovrebbe essere convocata per il 28 aprile - a norma dell’articolo 61 della Costituzione («La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni») - è verosimile che i dati finali con i nomi degli eletti arrivino il 24/25.
A quel punto, è davvero finita? Per quanto riguarda il verdetto sulla vittoria delle elezioni, sì. Ma nemmeno dopo la proclamazione degli eletti un deputato è al sicuro. E anzi la storia delle ultime legislature è ricca di casi di abusivi in Parlamento che sono stati fatti sloggiare. Nel 1992, ad esempio, la circoscrizione Bergamo-Brescia mandò alla Camera il Verde Chicco Crippa. Ma, in realtà, l’eletto del Sole che ride era un altro: Giancarlo Savoldi. A tenerlo fuori, fu un errore materiale nella compilazione di alcuni verbali, che gli attribuirono voti al Senato, anziché alla Camera. La giunta delle elezioni rifece i conti e l’aula sentenziò che l’onorevole era Savoldi. Purtroppo per lui, però, lo fece due anni dopo, il 12 gennaio 1994 e qualche giorno più tardi Oscar Luigi Scalfaro sciolse la Camera.
Nel 1994, invece, la giunta stabilì che due candidati, Trotta di An e Galati del Ccd, avevano preso più voti del rifondatore Vendola e del Verde Reale, ma la maggioranza di centrosinistra dell’aula non ne tenne conto e lasciò i presunti abusivi al loro posto. Così come in questa legislatura, sempre alla Camera, Sardelli del gruppo misto e Ranieli dell’Udc sono rimasti a lungo in bilico. Poi, insieme alla «contestazione» della giunta per le elezioni, è arrivato lo scioglimento.
Al Senato, invece, due abusivi sono stati sfrattati. Il 26 novembre 2002, un anno e mezzo dopo le elezioni, il rifondatore Giorgio Malentacchi ha visto annullata la sua elezione perché Roberto Ulivi di An aveva avuto più voti. E la stessa cosa è successa tre mesi dopo a Gianluigi Magri dell’Udc perché i riconteggi avevano detto che Stefano Morselli di An era stato più votato di lui. Insomma, quando i conti sono sbagliati un parlamentare deve andare a casa. E una coalizione? La risposta nelle prossime settimane.