Verdetto del riesame: "Cecchi Gori resti in cella"

Il tribunale di Roma ha respinto il ricorso presentato dai legali del produttore cinematografico, arrestato il 3 giugno con l'accusa di bancarotta per il fallimento della Safin. Resta a Regina Coeli

Roma - Il tribunale del riesame di Roma, presidente Anna Criscuolo, ha confermato la misura cautelare in carcere per Vittorio Cecchi Gori, il produttore arrestato il 3 giugno scorso, con l’accusa di bancarotta in relazione al fallimento della società Safin. Il tribunale del riesame ha depositato oggi il provvedimento, respingendo la richiesta dei difensori di Cecchi Gori, che si trova detenuto nel carcere di Regina Coeli a Roma.

La richiesta Gli avvocati Antonio Fiorella e Massimo Krogh, avevano sollecitato ai giudici della libertà, la revoca del provvedimento restrittivo o, almeno, in subordine, gli arresti domiciliari. Secondo i medici di fiducia dell’ex patron della Fiorentina le sue condizioni di salute sono incompatibili con il regime carcerario. 

Altri imputati Il riesame ha confermato la misura cautelare in carcere anche per Luigi Barone, principale collaboratore del produttore, anche lui arrestato il 3 giugno scorso su richiesta del pubblico ministero Stefano Roccofava. Nell’indagine sul fallimento della Safin è coinvolto anche Giorgio Ghini, componente del collegio sindacale della società. Quest’ultimo è agli arresti domiciliari.